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A livello mondiale, circa tre quarti dei neonati consumano latte artificiale durante i primi sei mesi di vita, sia come fonte esclusiva di nutrimento, sia come complemento all’allattamento naturale. Si tratta di un nutrimento estremamente complesso che, tuttavia, è stato possibile ricreare grazie ai progressi scientifici.

Tuttavia, nonostante fornisca nutrienti essenziali, il latte artificiale non riesce a riprodurre fedelmente il profilo nutrizionale dei quello materno. Questo dipende dal fatto che il latte umano contiene una miscela unica di circa 200 zuccheri probiotici che svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione delle malattie e nel favorire la crescita di batteri intestinali benefici. Tuttavia, la produzione di questi zuccheri è estremamente complessa e spesso impossibile con i metodi attuali. Almeno fino ad oggi.

Una nuova ricerca condotta da scienziati delle Università della California, Berkeley e Davis, dimostra come le piante geneticamente modificate possano colmare questa lacuna. Lo studio descrive come il team di ricercatori abbia riprogrammato il sistema di produzione degli zuccheri delle piante per creare una varietà di oligosaccaridi presenti nel latte umano. Nello specifico ha ingegnerizzato i geni della Nicotiana benthamiana che codificano per gli enzimi responsabili della formazione di legami specifici.

Le piante sono note per la loro capacità di trasformare la luce solare e l’anidride carbonica in una vasta gamma di zuccheri, sia semplici che complessi. I ricercatori hanno sfruttato questa caratteristica per indirizzare il metabolismo degli zuccheri delle piante verso la produzione di oligosaccaridi del latte umano.

Lo studio ha anche stimato il costo di produzione degli oligosaccaridi del latte umano su scala industriale utilizzando piante, trovando che potrebbe essere più economico rispetto ai metodi microbici. Questo permetterebbe di produrre tutti gli oligosaccaridi necessari in un’unica pianta, semplificando l’estrazione e l’inclusione diretta nel latte artificiale.



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