ROMA – Ha ragione il premier Giuseppe Conte. E ha torto la Valle D’Aosta nell’imporre una legge regionale contro il decreto legge sul Covid di palazzo Chigi. Due rischi: da una parte per “l’interesse pubblico” e dall’altro per “la salute degli italiani” determinano – per la Corte costituzionale – l’immediato stop della legge regionale che a dicembre si sovrapponeva e quindi annullava quella del governo. 

Nella querelle tra il presidente del Consiglio e la Regione a statuto autonomo vince il primo. Perché la Corte ha ritenuto – come scrive in un suo comunicato – che “sussista il fumus boni iuris, considerato che gli interventi consentiti dal legislatore regionale riguardano la materia della profilassi internazionale, riservata alla competenza esclusiva dello Stato, secondo l’articolo 117, secondo comma, della Costituzione. Il che non esclude diversificazioni regionali della disciplina, ma adottate nel quadro di una leale collaborazione tra Stato e Regioni”.  

La Consulta ha preso una decisione in via cautelare, cioè immediata, rispetto alla discussione nel merito della questione che avverrà il prossimo 23 febbraio. I giudici hanno ritenuto inoltre, motivando così la decisione urgente, che nel frattempo l’applicazione della legge potrebbe comportare “il rischio di un irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico” rispetto alla gestione unitaria dell’epidemia su tutto il territorio nazionale, nonché “il rischio di un pregiudizio grave e irreparabile per la salute delle persone”.  

 

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