Da una settimana non sa più dove sia il figlio, Giulio Arcangeli, di 10 anni, trattenuto e tenuto nascosto dalla madre ucraina, che però non ha la potestà del bimbo e su di lui non può esercitare nessuna forma di tutela. A denunciare la situazione è il padre Giovanni Arcangeli, che con la moglie ha affrontato una lunga battaglia legale per ottenere l’affidamento del bambino. Una battaglia che Arcangeli ha vinto solo sulla carta: una sentenza della Cassazione del 18 ottobre scorso gli ha infatti conferito l’affido esclusivo del bambino che però da oltre tre anni è stato portato in Ucraina dalla madre. La preoccupazione è che Giulio ora possa essere ”in zona di guerra e a immediato rischio di vita”.

La madre di Giulio, sottolinea il padre in un esposto, ”non ha mai eseguito volontariamente la decisione” della Cassazione. Inoltre l’avvocato di Arcangeli, Gianluigi Scala, spiega all’Adnkronos che non avendo la potestà sul figlio, la mamma ”non può esercitare nessuna tutela sul bambino”. Giulio Arcangeli la settimana scorsa è stato a Odessa in Ucraina per tentare di far eseguire la sentenza italiana e riportare a casa il figlio. Ha potuto vederlo, osservandolo da lontano di nascosto mentre il bimbo era davanti scuola il 23 febbraio scorso, giorno precedente allo scoppio del conflitto. Da quel giorno mamma e figlio sono spariti e la donna non ha risposto più ai messaggi inviati al telefono fino a ieri, quando ha liquidato il papà con un secco ‘stiamo bene’.

”Sono tre anni che non ho contatto fisico con mio figlio, riesco a vederlo solo di nascosto, quasi spiandolo – dice all’Adnkronos Giovanni Arcangeli – Questo perché in Ucraina sono stato anche vittima di un’aggressione con l’acido che mi ha fatto perdere un occhio e adesso ho paura. Sono molto preoccupato per mio figlio. Non so dove sia e la madre, che è decaduta dalla potestà, non risponde alle domande se non un laconico quanto inutile ‘stiamo bene’. Molte zone sono state minate e, come sempre avvenuto, ci saranno molti rischi anche dopo le bonifiche. Inoltre, come ha denunciato il parlamento ucraino, in molte zone sono stati gettati giocattoli bomba”.

”Giulio aveva il passaporto italiano”, ha denunciato il padre in un esposto, ”ma è stato rubato. Le autorità italiane in Ucraina erano pronte al rilascio di uno nuovo, però la madre non ha permesso al bambino di recarsi presso l’ambasciata italiana a Kiev per il dovuto riconoscimento. Giulio può essere stato portato in Moldova e da lì altrove, anche sotto falso nome, visti gli scarsi controlli a seguito della contingente situazione di conflitto armato in Ucraina”, il dubbio del padre.

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