“Signor ministro, io rappresento il suo perfetto ‘prototipo’ di immigrata. Sono residente nel Bel Paese da oltre 18 anni, mi sono laureata, come può notare faccio un uso corretto sia scritto che parlato dell’italiano e sono un’onesta contribuente. Ho iniziato a lavorare stabilmente, con contratti regolari sia da dipendente che da partita iva, subito dopo l’università. La cittadinanza non solo me la sono conquistata, come coronamento di un percorso di integrazione. Me la sono anche sudata e guadagnata. Ho presentato domanda con i miei redditi, infatti. Ecco signor ministro, io, una cittadina perfettamente regolare, rischio ora di non avercela mai questa cittadinanza”.

Elizabeth Arquinigo Pardo è una ragazza peruviana: “Sono nata a Lima e mi sono trasferita qui quando avevo dieci anni. Scrivo perché mi sento tradita dalla nazione in cui vivo e della quale faccio parte integrante”. Elizabeth, in una lettera aperta al ministro dell’Interno, pubblicata sui siti possibile. com e stranieriinitalia. it, denuncia quella parte del decreto immigrazione che incide sulla concessione della cittadinanza. In particolare laddove allunga a 4 anni (dagli attuali 2) i termini per definire l’intera procedura da parte della pubblica amministrazione.

Elizabeth scrive a Matteo Salvini, “che durante la campagna elettorale asseriva: ‘Tutti i cittadini extracomunitari, che lavorano, pagano le tasse, studiano e sono ben integrati, sono miei amici'” per chiedergli “cos’è cambiato? Perché sono aumentati a 48 mesi i tempi di attesa dell’istruttoria per la cittadinanza? Non eravamo suoi amici?”. E poi: “Ecco signor ministro, sta proprio qui il paradosso, che mette in luce tutte le sue contraddizioni: io, una cittadina perfettamente regolare, contribuente in regola, laureata e con la voglia di proseguire con i suoi studi, rischio di non avercela questa cittadinanza. Già, mi piacerebbe continuare con gli studi con un master all’estero. Ora, purtroppo, per via di quest’ultima sua riforma non sono libera, sono in trappola, prigioniera della burocrazia nostrana.

Per colpa della legge vigente sono obbligata a rimanere in Italia fino alla fine dell’istruttoria, che ora a causa del nuovo decreto durerà 4 anni. Trovo il suo provvedimento ingiusto, perché viene meno alla parola data in campagna elettorale a noi, suoi “amici regolari””.

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Mario Calabresi Sostieni il giornalismo Abbonati a Repubblica

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