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La produzione manifatturiera nell’area euro è cresciuta marginalmente nel mese di marzo, segnando i risultati migliori mensili della produzione industriale dal maggio dello scorso anno. Il volume degli ordini delle fabbriche dell’Eurozona ha continuato a ridursi alla fine del primo trimestre, ma una riduzione record dei tempi di consegna dei fornitori ha incrementato la fornitura di materie prime e componenti essenziali, sostenendo così livelli di produzione più elevati.

L’indice PMI manifatturiero di marzo è stato indicato a 47,3 punti toccando un minimo di quattro mesi, in calo rispetto ai 48,5 punti del mese precedente e rispetto ai 47,1 punti del consensus. L’indicatore dello stato di salute del settore manifatturiero si conferma così al di sotto della soglia dei 50 punti, che fa da spartiacque fra recessione ed espansione. S&P Global spiega però che gran parte del calo mensile è dovuto al fatto che l’indice dei tempi di consegna dei fornitori è salito a un record di indagine.

A livello nazionale, il PMI in Italia è sceso a 51,1 punti, in linea con il consensus 51 punti, dai 52 precedenti. La Spagna registra un miglioramento a 51,3 punti dai 50,7 del mese precedente e supera i 50,1 attesi, mentre il dato della Francia si è attestato a 47,3 punti dai 47,4 precedenti e si posiziona al di sotto dei 47,7 attesi. Il PMI della Germania invece è sceso a 44,7 punti rispetto ai 46,3 precedenti, superando le attese 44,4 punti.

“Il settore manifatturiero dell’Eurozona continua a trovarsi in una situazione problematica, con le fabbriche che hanno registrato un calo della domanda di beni per l’undicesimo mese consecutivo, a causa dell’aumento del costo della vita, della politica monetaria più restrittiva, del passaggio al destoccaggio delle scorte e della scarsa fiducia dei clienti”, ha commentato Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global Market Intelligence.

“Fortunatamente, un miglioramento record dei tempi di consegna dei fornitori e una maggiore disponibilità di fattori produttivi hanno permesso alle aziende di evadere gli ordini effettuati nei mesi precedenti, il che significa che la produzione è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi due mesi – ha continuato Williamson – Tuttavia, l’attuale livello di produzione non è chiaramente sostenibile ed è inevitabile che la produzione si indebolisca nei prossimi mesi, a meno che il volume dei nuovi ordini non ricominci a crescere”.

“Nel frattempo, la carenza di domanda ha portato a un importante spostamento del potere di determinazione dei prezzi dal venditore all’acquirente – ha aggiunto – Anche i prezzi più bassi dell’energia stanno contribuendo a ridurre i costi, per cui i prezzi pagati per i fattori produttivi dalle fabbriche sono ora in media in forte calo, scendendo per la prima volta da quando la domanda è crollata durante le prime chiusure per la pandemia nel 2020. Questi costi più bassi si traducono in aumenti più lenti dei prezzi di vendita, che a loro volta dovrebbero tradursi in una riduzione dei prezzi pagati dai consumatori”.

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