Il welfare aziendale si ‘allarga’ e dall’iniziativa rivolta al singolo dipendente e collaboratore, impatta sempre di più su tutta la famiglia. E’ quello che è emerso dal phygital talk ‘I benefici estesi del “digital welfare”: i vantaggi per le organizzazioni e soprattutto per gli utilizzatori finali”, che si è tenuto nell’ambito del Welfare Day, evento promosso da Sodexo benefits and rewards services (che offre servizi che spaziano dai buoni pasto digitali ai punti premio per oltre 600.000 beneficiari in Italia) in collaborazione con Comunicazione Italiana, e con la Media partnership di Adnkronos. A condurre il dibattito Federico Luperi, direttore Innovazione & Nuovi Media (GMC) Adnkronos.

Nell’implementare i servizi di welfare, e nel digitalizzare questi ultimi, vi sono due tipologie di “utente” da tenere a mente. Uno è naturalmente l’azienda, che da un welfare ben congegnato può ricevere beneficio in termini di clima aziendale, wellbeing, attraction e retention. Ma c’è anche il lato del consumatore finale, che non include soltanto dipendenti e collaboratori, ma anche le famiglie, con tutto il portato di “caregiving” che ciò comporta.

Roberta Tribi, Head of Compensation and Performance Management Zurich Italia – Zurich Insurance Group, (in Italia 1.200 dipendenti), ha voluto sottolineare l’importanza dell’iniziativa Digital Factory, nata con l’obiettivo di “creare un vivaio” di persone con le competenze necessarie per supportare il processo di trasformazione digitale attualmente in corso in Zurich. Il progetto, completamente gratuito, ha una forte connotazione sociale ed “rivolto ai giovani alla prima esperienza, spesso figli di agenti, di distributori e clienti, che si mettono alla prova che hanno una passione per il digitale e che ci aiutano a crescere su competenze che in azienda mancano e che sono difficili da reperire sul mercato”. “Sicuramente questo porta benessere anche nei nostri collaboratori che vedono crescere i propri figli”, ha spiegato. Un modo per fare welfare per le famiglie e ‘allevare’ talenti.

Claudia Chiuppi, Head of Industrial Relations, Welfare & Administration Europ Assistance Italia (1000 dipendenti), ha ricordato che “Europ Assistance Mondo fa veramente tanta attenzione alla cura dei propri dipendenti inteso come ascolto dei desiderata”. “Abbiamo addirittura dei change agents che ci portano idee innovative su come prenderci cura dei collaboratori”. “Per noi fare welfare -ha aggiunto- è avere un’interlocuzione costante coi dipendenti e dare anche alla Diversity la possibilità di esprimersi in azienda nelle sue varie forme. E non solo per i dipendenti, ma anche per tutta la sua famiglia”.

“La nostra promessa di cura verso le persone -ha osservato Chiuppi- è rivolta a ciò che manca: una grande attenzione all’intelligenza emotiva, a cogliere i segnali deboli e a cercare di guidare le persone verso qualcosa di realizzabile per loro. Il contesto sociali è importante facciamo azioni di volontariato, mettiamo in partnership i nostri pensionati o pensionandi con delle associazioni di beneficenza. Welfare è sentirsi a proprio agio in un posto e essere in salute”.

Al panel è intervenuta anche Angela Lepore, Group HR Director SeCo, azienda leader dal punto di vista tecnologico che si occupa di IoT e Intelligenza Artificiale, con 1.000 persone in 3 continenti per la maggiore parte in Europa. Una popolazione aziendale ‘esigente? “In azienda ho 5 generazioni -ha risposto Lepore- e il welfare ha rappresentato uno strumento di unificazione delle generazioni perché ognuna di queste ha trovato all’interno di questo strumento digitale, la possibilità di portarsi a casa, aiutato da noi in una riflessione sul suo momento di vita, ciò che gli serviva”.

“Se si è vicini alla pensione -ha esemplificato Lepore- può essere che attraverso il portale di welfare, si abbia la necessità di riflettere su qualche strumento previdenziale. Se invece si è molto giovani, si ha la possibilità di accedere a un percorso formativo. Questo ha permesso di creare un sistema di reward, a livello generazionale, che ha fatto riflettere le persone su come utilizzare al meglio quello che di fatto è una parte di retribuzione favorita dal legislatore”.

Angelo Viti, Cluster HR Director Transcom Worldwide Italia spa, azienda multinazionale del settore Bpo (Business Process Outsourcing) per clienti global di alto profilo, (Viti è responsabile delle risorse umane per Italia, Albania, Croazia, Ungheria e Tunisia, in tutto 4.000 persone), ha portato la voce di un settore complesso e che viaggia su tempi veloci.

“In realtà -ha spiegato- è proprio l’ambito giusto per mettere a terra degli strumenti a favore dei dipendenti, ovviamente anche con beneficio dell’azienda. Ho iniziato l’avventura in Transcom da 7 mesi e oggi una delle mie principali sfide è riuscire a raccogliere quello che già fa e poi farlo ripartire in maniera più strutturata”. “Dalle mie precedenti esperienze lavorative mi porto dietro -ha concluso Viti- che il welfare è sicuramente un esercizio tecnico, dove devi avere le persone e le competenze giuste per applicarlo, ma è anche e soprattutto un esercizio di comunicazione: devi spiegare alle persone qual è il tuo intento, perché ha interesse a prendere crediti welfare e non il pari valore in busta paga e, fondamentalmente, devi andare incontro alle sue esigenze”.

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