Il filo di due monopattini: uno privato e quindi non tracciabile, l’altro noleggiato dopo aver lasciato i propri dati per iscriversi al servizio. E la violazione delle norme anti-Covid: l’esca ideale per controllare il sospettato senza solleticarne i sospetti, senza lasciargli intuire di essere l’indiziato numero uno per un reato gravissimo. Lo stupro consumato a cielo aperto, sotto i grattacieli di piazza Gae Aulenti e a un passo dai locali di corso Como, ai danni di una ragazza 34enne di origini polacche, brutalizzata e terrorizzata dal suo aguzzino nella notte tra il 23 e il 24 agosto. “Stai ferma altrimenti ti uccido – le aveva detto, le mani strette attorno al collo della vittima – io sono egiziano, sono vuoto dentro e non ho sentimenti”. È nato, in realtà, a Milano Mohamed A.E., 22enne incensurato arrestato ieri mattina dagli investigatori della quarta sezione della Squadra mobile, guidati dal commissario Achille Perone e dal dirigente Marco Calì, al termine di un mese d’indagini coordinati dal pm Michela Bordieri e dall’aggiunto Letizia Mannella.

Cambiano tempi e tecniche, resta identico il profilo dello stupratore, la “lucida volontà criminale” sottolineata dal gip Manuela Accurso Tagano nella sua ordinanza cautelare, il suo “impulso sessuale fuori controllo”, la sua “violenza inaudita” mischiata a “istinto di sopraffazione”. Che Mohamed A.E. avrebbe scatenato al termine di una nottata intossicata da erba e vodka. Cercava la prima e sorseggiava la seconda, Suzana (nome di fantasia), quando aveva incontrato un trio di ragazzi egiziani sotto la torre dell’Unicredit.

Avevano bevuto e fumato in quattro, poi due dei ragazzi si erano allontanati. All’alba, totalmente stordita, Suzana era stata presa per il collo (“Tu sei mia, adesso sei con me”, le aveva intimato il ragazzo) e trascinata giù per le scale mobili fino a un prato, riparato da un muro. Qui la 34enne era stata violentata due volte e solo le sue suppliche e la promessa di non denunciare avevano allentato la minaccia (“Adesso ti ammazzo”) e il tentativo di strangolamento. Alle 5,45, immortalato da una telecamera, il violentatore in maglietta a righe si allontanava in monopattino. Sette minuti dopo, Suzana fermava una volante della Questura e raccontava, prima di finire alla Mangiagalli.

Subito al lavoro sulle immagini, gli specialisti della sezione Violenze sessuali della mobile isolavano il frame del monopattino, scoprendo però che non era stato noleggiato. La scena buona, però, era stata registrata prima di mezzanotte, all’arrivo dei due amici con un mezzo della Wind Mobility. Dal numero di telefono lasciato all’iscrizione, al profilo Facebook con foto e contatti, fino all’incrocio delle celle telefoniche e delle chiamate, gli investigatori sono arrivati a identificare l’aggressore in maglietta. Mancava il riscontro decisivo. Ed era, di fatto, Mohamed A.E. a fornirlo: pizzicato dalla Polfer senza mascherina, il 22enne era stato convocato il 9 settembre negli uffici di Porta Garibaldi. I due tamponi, la bottiglietta e la mascherina sono stati mandati alla Scientifica. Il “match” con le tracce biologiche lasciate sul corpo e sui vestiti di Suzana non ha lasciato dubbi.

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