Il 25 novembre, la CGIL di Cremona ha ribadito l’importanza di combattere la violenza contro le donne, un problema che colpisce milioni di donne in tutto il mondo. Secondo stime dell’OMS, una donna su tre ha subito violenza da parte del partner o violenza sessuale, una delle più gravi violazioni dei diritti umani del nostro tempo.
In Italia, il quadro è drammatico: nel 2023, gli accessi al Pronto soccorso con indicazione di violenza sono stati 16.947, in media 46 donne al giorno. Tuttavia, si stima che la grande maggioranza delle vittime non denunci, a causa di paura, giudizio sociale, dipendenza economica e mancanza di servizi e reti di supporto.
La violenza contro le donne non si limita al femminicidio, ma include anche violenza psicologica ed economica, controllo ossessivo, ricatto sul lavoro, revenge porn, molestie in strada, online e nei luoghi di lavoro. Secondo l’Istat, il 13,5% delle donne tra i 15 e i 70 anni ha subito molestie sessuali sul lavoro, con un aumento del 21,2% tra le più giovani.
Per uscire da una relazione violenta, le donne hanno bisogno di protezione, servizi, supporto psicologico, reddito, lavoro dignitoso, casa e autonomia economica. Tuttavia, l’Italia continua ad avere uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d’Europa, con un divario di circa 20 punti rispetto agli uomini e un forte differenziale salariale.
La recente approvazione della legge sul consenso è un passo avanti importante, ma non basta. necessaria una cultura del rispetto e del consenso, che si deve insegnare nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Sono necessarie anche politiche per il lavoro femminile, la parità salariale, i congedi di paternità e un welfare che permetta alle donne di non dover scegliere tra libertà e sopravvivenza.
La CGIL Cremona chiede al Governo di investire in modo stabile per i centri antiviolenza, la rete dei servizi pubblici, la creazione di buona occupazione femminile, il potenziamento degli asili nido e dei servizi per la non autosufficienza. Una legge sul consenso è un passo avanti, ma senza diritti, lavoro e autonomia economica, le parole contro la violenza restano solo parole.