L’indagine sulle violenze in Sudan è stata avviata dal Consiglio per i diritti umani, che si è riunito di recente per discutere della situazione nel Paese africano. Testimonianze raccolte dal territorio denunciano omicidi, violenze etniche e stupri, attribuiti ai paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf), che hanno preso il controllo della capitale del Nord Darfur, El Fasher.
L’Alto commissario per i diritti umani ha definito l’indagine «urgente», ponendo in risalto le gravi violazioni dei diritti umani nella città, soggetta a un conflitto tra le Rsf e l’esercito di Khartoum dall’inizio della guerra. Il Consiglio ha ordinato alla missione d’inchiesta di identificare i responsabili delle atrocità e di garantire che rispondano delle loro azioni.
Le testimonianze riportano di irruzioni nei quartieri, con massacri di civili e varie forme di violenza, comprese esecuzioni mirate per motivi etnici e stupri di gruppo. Inoltre, l’ospedale saudita di El Fasher è stato devastato, causando oltre 450 vittime.
In seguito a più di due anni di conflitto, il Programma alimentare mondiale ha annunciato un incremento degli aiuti per le migliaia di sfollati che cercano rifugio in diverse aree, inclusa la già sovraffollata zona di Al-Dabbah. Alcuni rapporti delle Nazioni Unite indicano almeno 40.000 vittime e 13 milioni di sfollati a causa della guerra.
Nel frattempo, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha deciso di rinnovare, fino a novembre 2026, la missione di pace nella regione di Abyei, area contesa tra Sudan e Sud Sudan, esprimendo preoccupazione per la presenza di forze armate in una zona che avrebbe dovuto essere demilitarizzata.