L’ultimo post su Facebook lo aveva scritto lo scorso 4 giugno, quando aveva chiuso il reparto Covid dell’ospedale a Verona. Ieri Claudio Micheletto, Direttore UOC Pneumologia nell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, è tornato sui social per lanciare l’allarme, dopo che il reparto ha riaperto: “Termino una notte allucinante, continui ricoveri, mi sembra di rivedere un film già visto. Non mi ricordo chi ha detto che il virus era clinicamente morto, dopo 24 ore consecutive di lavoro forse perdo la memoria”.

Lo pneumologo ha titolato il suo post “Bufale e margherite” e ancora una volta unisce a dati scientifici aspetti emotivi: “Ieri abbiamo riaperto. Siamo rientrati nel padiglione 13, un piccolo Ospedale dedicato solo al COVID-19. Lo abbiamo pensato per intensità di cure: una terapia intensiva, una semi-intensiva, dei letti di degenza ordinaria. Al suo interno una Radiologia, senza spostare i pazienti possiamo fare radiografie, TAC, ecografie, ecg, esami del sangue, tamponi.  Riaprire le stanze ci ha emozionato, ci sono tornate davanti le facce di tutti coloro che erano passati da quel reparto in primavera, alle loro sofferenze, ai loro sorrisi, alla soddisfazione di mandarli a casa. Ma anche alla nostra fatica, al sudore, ai vestiti pesanti, alle maschere”.

“Non siamo contenti di rientrare – specifica il medico – , a marzo affrontavamo l’ignoto, ora sappiamo cosa dobbiamo fare per tutti i prossimi mesi. Pensavamo di tornarci più avanti, riprendere questo lavoro ad ottobre vuol dire affrontare un lunghissimo periodo, l’inverno non sarà certo favorevole. Temo che questa notte si sia innescata una pesante recrudescenza: pronti soccorso strapieni, tante persone con sintomi. Nei mesi estivi io e il mio gruppo abbiamo fatto il lavoro di pneumologi in silenzio, abbiamo assistito a un dibattito surreale, poco scientifico e fazioso. Ora siamo qui, professionali, seri e preparati ad affrontare questa malattia”.

 

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