Che i due non si amassero, questo era ormai evidente. Ma che si arrivasse a cambiare strutturalmente la “macchina” del sistema di prevenzione epidemiologica del Veneto, con il Covid ancora in circolo, per plafonare il virologo Andrea Crisanti, ecco questo era uno scenario difficile da immaginare.

Invece l’immaginazione non servirà, perché il governatore del Veneto Luca Zaia ha già pronto un piano che riguarda le 14 microbiologie del Veneto. Padova e Crisanti (quindi anche l’Università di Padova) perdono la regia, a favore di Treviso e del primario Roberto Rigoli. “Qui si valuta la fedeltà politica più delle capacità tecniche, di visione e analisi” dice Crisanti, ancora una volta senza peli sulla lingua. “Nel nostro laboratorio è stata decifrata l’epidemia ed è stato fatto l’unico lavoro scientifico di cui si parla nel mondo. Queste cose vengono ignorate e io ne prendo atto”.

La contesa tra Zaia e Crisanti inizia 24 ore dopo il primo morto di Coronavirus in Italia, il 21 febbraio scorso a Vo’. Crisanti rende pubblico un carteggio in cui proponeva alla Regione di effettuare il tampone a tutti coloro che rientravano dalla Cina, anche agli asintomatici. La Regione Veneto gli risponde picche, paventando pure il danno erariale. E’, di fatto, l’inizio della fine. Zaia nei suoi 130 giorni di conferenze stampa quotidiane in piena emergenza occupa la scena pubblica e uccide la campagna elettorale per le elezioni regionali del 20 e 21 settembre prossimi. L’unico a tenergli testa è proprio Crisanti, che rivendica di essere il padre dei tamponi a tappeto e non intende dividerne il merito con nessuno, tanto meno con il governatore del Veneto.

Si arriva quindi all’estate del post lockdown con i contagi che, anche se lentamente, riprendono e con l’incubo di una nuova ondata in autunno. Sul fronte Covid-19 il modello veneto si basa su un sistema di prevenzione epidemiologica che privilegia lo screening di massa (tamponi, test rapidi, esami sierologici) e che viaggia in abbinata con l’isolamento precoce dei positivi.

Il circuito delle microbiologie diventa quindi il polo-cardine di questo sistema, con la sua capacità di processare elevate quantità di tamponi in poco tempo. Si tratta di 14 strutture di laboratorio distribuiti tra le province venete. Andrea Crisanti dirige il dipartimento di Epidemiologia, profilassi e terapia delle malattie infettive, il più attrezzato centro di riferimento regionale. Ma Zaia cambia rotta e sposta a Treviso, nell’unità diretta da Roberto Rigoli, il centro di comando delle attività di analisi. “Nell’ospedale che non solo ha fatto pochissimo lavoro di analisi durante l’epidemia” chiarisce Crisanti “ma che ha registrato un numero altissimo di infezioni. Evidentemente è così che vengono definiti gli standard qui. Ed è disarmante che presupposti valori di fedeltà prevalgano sulla salute pubblica. Io non ho nulla contro Rigoli, sia chiaro, ma dal punto di vista scientifico, la sua capacità di analisi e le sue pubblicazioni parlano da sole e parlano chiaro”. Treviso diventerà quindi anche cabina di regia, ruolo che viene scippato a Crisanti e, di conseguenza, all’Università di Padova.

È chiaro che, di fondo, c’è un rapporto non proprio idilliaco tra il governatore leghista del Veneto e lo scienziato rientrato in Italia dopo una lunga esperienza a Londra il quale, va detto, è un fuoriclasse e come molti fuoriclasse ha un carattere non facile da gestire. Ma risulta difficile non pensare che siano entrate in gioco anche altre dinamiche, più prettamente politiche. Guarda caso lo sfidante di Zaia alle elezioni regionali è Arturo Lorenzoni, professore dell’Università di Padova, decisivo alle ultime amministrative a Padova per la vittoria del democratico Sergio Giordani sul leghista Massimo Bitonci. Zaia, nella sua conferenza stampa quotidiana, ha rassicurato: “L’Azienda ospedaliera di Padova resterà centro di riferimento regionale delle microbiologie”. Lo stesso pomeriggio è uscito però un comunicato ufficiale dell’Usl 2 di Treviso, con un intervento del dottor Rigoli: “Il coordinamento dei 14 laboratori di microbiologia del Veneto è sempre stato, in realtà, in capo alla microbiologia di Treviso, che reggo anche in considerazione del mio incarico di vicepresidente nazionale delle microbiologie e del fatto che, durante l’emergenza, ho partecipato a tutte le oltre 140 riunioni quotidiane sul Covid-19 con il direttori generali della sanità regionale. Il vero valore aggiunto è il fatto che lavoriamo in pieno spirito di squadra tra tutte le 14 microbiologie del Veneto”. Crisanti, forte della stima della comunità scientifica, ora anche grazie a un articolo su Nature che diffonde a livello internazionale la validità del suo lavoro, osserva l’evoluzione della situazione e non esclude alcuno scenario: “Devo solo pensare a dove fare meglio il mio lavoro per il Veneto e l’Italia”.
 
Enrico Ferro

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