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mercoledì – 14 Gennaio 2026

Variabilità nella spesa farmaceutica italiana

Le cronache sanitarie spesso informano di iniziative locali di censura per inappropriata prescrizione di farmaci, in genere dovute allo scostamento della spesa individuale rispetto alle medie statistiche della zona. La valutazione dell’appropriatezza o inappropriatezza prescrittiva non è facile, poiché la spesa farmaceutica di una popolazione ha una distribuzione più o meno gaussiana, correlata al case mix dei singoli medici, alle abitudini e preferenze della rete locale di cui fanno parte, alle caratteristiche demografiche, geografiche e socioculturali delle popolazioni.

Il report dell’osservatorio nazionale OSMED dell’AIFA è l’occasione per fare interessanti confronti tra le regioni italiane, che registrano una storica variabilità dei consumi, alcune in eccesso ed altre in difetto dal dato medio nazionale, sia per la spesa pro capite che per singole categorie ATC. La variabilità è definita con aggettivi qualificativi come “ampia”, “marcata”, “elevata”, “discreta”, “significativa”, “profonda”, “estrema”, “grande”, “accentuata”, “netta”, “notevole” e “evidente”.

Ad esempio, la Campania ha la spesa lorda pro capite più elevata con 199,3 euro, mentre il valore più basso è quello della PA di Bolzano con 121,8 euro pro capite, con una differenza tra le due regioni del 63,6%. Per quanto riguarda i consumi, il divario è meno marcato, con i livelli più elevati in Basilicata e quelli più bassi sempre a Bolzano, con il 43% in più. Anche la distribuzione regionale degli antibiotici mostra un’elevata variabilità della spesa lorda pro capite con valori massimi in Campania, più del doppio rispetto ai minimi registrati a Bolzano.

L’aderenza terapeutica registra un’ampia variabilità tra categorie ATC, con la più alta percentuale di soggetti con una copertura terapeutica superiore o uguale all’80% del periodo osservato tra i pazienti affetti da osteoporosi, mentre le categorie terapeutiche in cui si riscontrano percentuali più alte di soggetti con una copertura inferiore al 40% sono i farmaci per i disturbi ostruttivi delle vie respiratorie, gli antidepressivi e gli antidiabetici.

Il problema riguarda soprattutto i 3/4 circa della spesa riconducibile alle terapie croniche, rispetto ai cicli brevi per eventi acuti come gli antibiotici. Di fronte a questi dati, come si può stabilire quali sono le regioni “devianti”, in eccesso ma “virtuose” e quindi da imitare, e quali invece le “viziose” per difetto da biasimare? Se le regioni meno virtuose dovessero allinearsi ai consumi di quelle più brillanti, probabilmente la spesa per le patologie croniche aumenterebbe ulteriormente, ma in compenso si ridurrebbero complicanze, ricoveri per eventi acuti, scompensi, riacutizzazioni etc.

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