L’Ema dà il via libera al vaccino Pfizer per i bambini di 5-11 anni. A breve, il vaccino sarà disponibile in Ue e anche in Italia. Tra gli esperti, non manca chi accoglie la decisione di oggi con dubbi e perplessità. Spicca la posizione del professor Andrea Crisanti. “Avrei aspettato ancora a decidere”, dice il virologo.

Ieri era stata l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a esprimersi con una dichiarazione provvisoria che, pur riconoscendo sicurezza ed efficacia del vaccino ai bimbi e un rapporto rischi-benefici favorevole, aveva puntualizzato come in questa fase immunizzare i piccoli sia meno urgente e prioritario rispetto a coprire fragili e anziani, e alzare le coperture nei Paesi poveri.

“Io non ne faccio una questione di priorità – dice invece Crisanti – Sono convinto, e lo ripeto, che non ci siano problemi a vaccinare i bambini. Solo, non credo che i dati a disposizione siano sufficienti per giustificare questa decisione. Avrei aspettato un po’. Lo studio in questione riguarda 3mila bambini”.

Su una linea simile si colloca Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. “Al momento non ci sono dati sufficienti per poter avvalorare la scelta del vaccino anti-Covid nella fascia d’età 5-11 anni, anche perché non ci sono dati validi sul rapporto rischio-beneficio. Questo lo dico ovviamente per i bambini in buona salute. Discorso diverso per i fragili, perché tutti i fragili, di qualsiasi età, dovrebbero essere vaccinati”, dice.

“Peraltro per i bambini non sussiste il problema di essere serbatoio di infezione per i nonni, per gli adulti”, osserva l’esperta, soprattutto perché “tendenzialmente gli adulti e i nonni dovrebbero essere già vaccinati. Anzi – ribadisce – proprio loro dovrebbero essere obbligatoriamente vaccinati”.

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