Vaccinarsi contro l’influenza. Sentiamo ripetere questa raccomandazione già da quest’estate perché sapevamo che per proteggersi dalla confusione che la sovrapposizione di sintomi Covid-influenza può generare, è necessario escludere ogni sospetto che una linea di febbre potrebbe far sorgere da adesso in poi. Una raccomandazione che dovrebbe essere più vincolante per certe categorie di pazienti considerati più fragili come quelli oncologici che – a dire il vero – negli ultimi anni si sono un po’ allontanati dal vaccino antinfluenzale. Proprio per questo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica ha aggiornato le “Raccomandazioni per la Vaccinazione Anti-Influenzale e Anti-Pneumococcica in Oncologia” in relazione alla pandemia da Covid-19. Il documento è stato presentato oggi alla vigilia del XXII Congresso Nazionale della Società Scientifica.

Pochi pazienti oncologici si vaccinano

Sono circa 3,6 milioni i cittadini in Italia vivi dopo la diagnosi di cancro, con un incremento del 37% rispetto a 10 anni fa. Ma proprio in questi ultimi 10 anni, la percentuale delle persone colpite da cancro che si vaccinano contro l’influenza è in costante diminuzione. Nelle stagioni 2006/2007 e 2007/2008, la percentuale di pazienti oncologici vaccinati (tra i 18 e i 64 anni) era, rispettivamente, pari al 26% e 21%. Nelle campagne vaccinali del 2016/2017 e 2017/2018, la copertura è scesa al 19%. Dati troppo bassi che possono innescare una serie di problematiche organizzative visto che la contemporanea circolazione del virus influenzale e di Covid-19, caratterizzati da una sintomatologia respiratoria in parte sovrapponibile, potrebbe mettere ancor più sotto pressione il sistema sanitario.

Perché è importante vaccinarsi

“La vaccinazione antinfluenzale quest’anno è davvero fondamentale, non solo per i pazienti oncologici – sottolineano Giordano Beretta (presidente Aiom) e Saverio Cinieri (presidente eletto Aiom). Vaccinarsi significa ridurre il rischio di complicanze legate all’influenza, come le polmoniti batteriche, o di peggioramento di altre malattie pregresse o in corso. Inoltre, rafforza le protezioni in caso di contagio da Covid-19”. Un organismo debilitato dall’influenza rischia conseguenze più serie, se dovesse contrarre nello stesso momento, o in seguito, anche il coronavirus. È quanto è avvenuto durante la fase iniziale della pandemia in Cina, dove le persone che presentavano una co-infezione sono andate incontro a una malattia più grave. “Studi clinici, inoltre, hanno dimostrato come la vaccinazione antinfluenzale abbia un impatto sulla riduzione della mortalità da coronavirus soprattutto nei pazienti più fragili. E nei più giovani rende meno grave la patologia”, proseguono i due oncologi. Anche in Italia si sono verificati meno decessi, proprio dove i tassi di vaccinazione sono stati più elevati. “In base a queste evidenze scientifiche, come Aiom raccomandiamo con ancora più forza ai sanitari e alle associazioni dei pazienti uno sforzo comune, per ottenere una copertura vaccinale il più possibile capillare”.

Terapie oncologiche e vaccino: la tempistica

L’immunizzazione va proposta, come al resto della popolazione non oncologica, ai pazienti liberi da patologia dopo cinque anni dal completamento di un trattamento oncologico attivo e a chi è stato sottoposto a chirurgia curativa, che non richieda un successivo trattamento medico. “L’indicazione alla vaccinazione è supportata da solide evidenze scientifiche ed è considerata sicura anche durante la chemioterapia – spiega Saverio Cinieri. Suggeriamo di non vaccinare il paziente proprio nei giorni immediatamente successivi al ciclo di chemioterapia. I limiti possono essere costituiti da risposta anticorpale attesa inferiore e, dunque, da un’efficacia protettiva inferiore rispetto al paziente sano”.

Vaccinazione in pazienti con immunoterapia

Un tema molto dibattuto di recente è il ruolo della vaccinazione antinfluenzale in pazienti con tumori solidi in trattamento con immunoterapia. Il quesito è stato approfondito nello studio INVIDIa (INfluenza Vaccine Indication During therapy with Immune checkpoint inhibitors: a transversal challenge), pubblicato sulla rivista ‘Immunotherapy’. “È uno studio retrospettivo, multicentrico in 21 centri italiani, che ha esaminato 300 pazienti di cui 79 sottoposti a vaccinazione antinfluenzale (trivalente o quadrivalente), confrontati con i rimanenti 221 non vaccinati”, spiega Cinieri. “Tra le varie informazioni raccolte, è emerso un messaggio significativo: gli anziani vaccinati vivono più a lungo dei non vaccinati e si è osservata una maggiore sopravvivenza in pazienti affetti da cancro al polmone, a prescindere dallo sviluppo di sintomi influenzali”.

Non solo pazienti

Aiom è stata la prima società scientifica al mondo, nel 2014, a stilare le Raccomandazioni per la vaccinazione antinfluenzale nei pazienti oncologici. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica raccomanda il vaccino contro l’influenza non solo ai malati oncologici, ma anche ai familiari, ai caregiver e alle persone che vivono a stretto contatto con chi è colpito da neoplasia.

Perché alcuni non vogliono vaccinarsi

Storicamente il vaccino antinfluenzale è sempre stato quello maggiormente rifiutato dalla popolazione e, paradossalmente, proprio da coloro che invece dovrebbero promuoverlo. “Solo il 15-20% degli operatori sanitari si vaccina ogni anno contro l’influenza” afferma Paolo Pedrazzoli, direttore Struttura Complessa di Oncologia Fondazione Irccs Policlinico S. Matteo di Pavia. “Poiché la percentuale di cittadini protetta dal virus a seguito della vaccinazione è compresa tra il 55 e il 75%, con i valori più bassi proprio nei pazienti sottoposti a cure oncologiche, è importante che si immunizzi il numero maggiore di persone, perché anche con un’efficacia più bassa si ottiene una diminuzione della circolazione del virus, soprattutto nei contesti familiari o di comunità con maggior possibilità di contatto con persone fragili. Occuparsi di loro significa aumentare significativamente la percentuale di copertura vaccinale a livello nazionale, con un possibile impatto epidemiologico positivo. Nei reparti di oncologia, vanno poi attivate rigide misure preventive nel caso di pazienti ospedalizzati che manifestino sintomi simil-influenzali”.

Quando l’influenza diventa pericolosa

Si calcola che ogni anno in Italia siano colpiti dall’influenza stagionale fino a 6 milioni di persone. “Nei giovani e in chi non soffre di altre patologie, ha un decorso benigno e si manifesta solo con sintomi lievi alle vie respiratorie – sottolinea Fausto Baldanti, direttore Unità di Virologia Molecolare dell’Ospedale San Matteo di Pavia. Esistono però alcune situazioni, in cui l’andamento clinico della malattia può essere molto più grave e portare a complicanze anche mortali. È il caso dei pazienti fragili o immunodepressi, come quelli oncologici. Un vero e proprio esercito di persone, alle quali raccomandiamo la somministrazione del vaccino quadrivalente inattivato. Se non è disponibile, suggeriamo di utilizzare il trivalente piuttosto che ritardare l’immunizzazione”.

Il vaccino pneumococcico coniugato

Nelle ‘Raccomandazioni’ Aiom si sottolinea anche come il vaccino pneumococcico coniugato (PCV) riduca il rischio di polmonite nel paziente oncologico. “Questo beneficio – sottolinea Baldanti – risulta maggiore in chi ha ricevuto anche la vaccinazione antinfluenzale. Il PCV può, quindi, essere somministrato in combinazione con il vaccino antinfluenzale e non è necessario ripeterlo ogni anno”.
 

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