Covid-19 si è rivelato ancor più pericoloso perché è un forte deterrente alla diagnosi precoce, l’unica che salva la vita ai malati di cancro. L’interruzione delle visite ambulatoriali, la paura del contagio che tiene lontani dagli ospedali, hanno fatto sì che gli screening nella prima fase della pandemia diminuissero del 52% per cento (Dati sondaggio IQVIA).

E’ stata pubblicata in questi giorni su “The Annals of Thoracic Surgery”, importante rivista scientifica americana nell’ambito della chirurgia cardiotoracica, una “Lettera all’Editore” dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), che analizza l’impatto del Covid sul tumore polmonare sulla base di dati clinici. Dallo studio emerge la diminuzione del 36% di lobectomie polmonari (intervento radicale per cancro al polmone) nel periodo da giugno a settembre 2020 paragonate allo stesso periodo del 2019.  Altrettanto significativa la diminuzione (p=0,0019) degli stadi IA, cioè gli stadi guaribili diagnosticati con lo screening specifico o per altre patologie in pazienti asintomatici.

Bisogna riportare la gente alla scelta personale sulla propria vita. Il Covid-19 passerà, il tumore al polmone, e non solo, purtroppo no”. Sono le parole di Lorenzo Spaggiari, Direttore del Programma Polmone IEO, professore ordinario all’Università degli studi di Milano e coordinatore dello studio.  “La diminuzione dei casi di tumore al polmone individuati a uno stadio IA (nelle fasi iniziali della malattia) significa che le persone si sottoporranno alle cure quando il tumore sarà avanzato. E questo ci porta indietro di venti anni almeno”.

Secondo ricerche cliniche su larga scala, e in particolare secondo lo studio europeo Nelson del 2019, è stato dimostrato che lo screening con TAC a basse dosi abbassa del 25% la mortalità per cancro polmonare nei fumatori e del 33% nelle fumatrici.

“Indossiamo la mascherina e ci laviamo meglio le mani, tutto questo ci protegge dal virus. Ma fare uno screening ci protegge dal cancro” – continua il professor Spaggiari – Noi siamo stati completamente fermi per quel che riguarda la prevenzione marzo, aprile e maggio 2020. Sembra che il tumore non esista più, c’è posto solo per il Covid-19. Andando avanti così, ad aprile 2021 ci troveremo un’epidemia di malati oncologici”.

La Divisione di Chirurgia Toracica IEO, con un media di 850 interventi maggiori e 830 endoscopie operative EBUS all’anno, è prima in Italia per attività chirurgica ed è un punto di riferimento per i programmi di screening del cancro polmonare.

“In Italia esiste una rete di centri oncologici molto radicata e organizzata, le persone possono indossare la mascherina, osservare un’igiene delle mani approfondita e recarsi nell’Istituto oncologico della propria città, senza pronto soccorso, Covid free, solo un posto per la prevenzione e la cura dei tumori. Lo screening è un gesto volontario che protegge e salva la vita”.

Per l’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), nei primi 5 mesi del 2020 in Italia sono stati eseguiti un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto lo stesso periodo del 2019. Il che comporta che le neoplasie saranno individuate in fase più avanzata, con minori probabilità di guarigione. E’ stata registrata una riduzione delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno) e del colon-retto (611 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (quasi 4.000 adenomi del colon-retto non diagnosticati) o del cancro della cervice uterina (circa 1.670 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate).

Già a maggio una serie di associazioni (FAVO, AIOM, AIRO, SCIO SIPO E FNOPI) avevano lanciato l’allarme e stilato un documento programmatico per il potenziamento della telemedicina in oncologia, delle cure territoriali e dell’assistenza domiciliare, l’incremento del numero di interventi chirurgici e la riattivazione dei programmi di screening, prevedendo misure per l’accesso in sicurezza in strutture Covid-free.

“Il documento è servito a far tamponare tutti gli operatori sanitari – afferma Giordano Beretta, presidente AIOM e responsabile dell’Oncologia medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo – ed è stato un passo importante, ma vanno ripresi con urgenza tutti i programmi di screening da parte delle ASL”.  I pazienti oncologici e chi segue programmi di prevenzione non devono trascurare diagnosi e trattamenti per paura del contagio. Nelle strutture andrebbero separati con attenzione i percorsi, per limitare il timore della trasmissione del virus. “La colpa è anche dei media, che a volte seminano il terrore. Prima di questa seconda ondata, della pandemia non si parlava quasi più. Adesso siamo come a marzo. Eppure, non di solo Covid muore l’uomo – termina il dottor Beretta – Questo non bisogna dimenticarlo”.
 

Fonte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *