“Le serie tv? Perché no? Non sono pregiudizialmente contrario, al punto di dire ‘io mai’. Però, penso che se capita una storia che per ampiezza può essere raccontata solo in una serie tv, allora ok; ma se può essere raccontata in un film, perché farne una serie?”. E’ la posizione che esprime il regista Giuseppe Tornatore, in occasione della serata finale del ‘Taormina Film Festival’, con la proiezione al Teatro Antico – nella sua Sicilia che, spiega, “c’è in tutti i miei film, anche in quelli in cui non si vede, perché è dentro i miei pensieri” – del suo docufilm ‘Ennio’ dedicato alla vita personale e artistica del Maestro Ennio Morricone.

“Non sono un consumatore seriale di serie…”, confessa Tornatore ricorrendo a un gioco di parole. “Non ho pregiudizi nei loro confronti, se percepisco che si tratta di opere che meritano attenzione le vedo; ma per il resto, continuo a vedere i film al cinema. Quanto al fatto di girarle, diciamo che valuto le proposte che mi arrivano e valuto anche le reazioni alle proposte che io faccio. Cerco sempre di inseguire le storie, l’ho sempre fatto perché devono essere al centro di un film, che poi vi ruota attorno”.

Dalle ‘storie’ alla realtà: “Questa guerra in Ucraina è un tormento continuo, specie nelle situazioni di festa o di entusiasmo che ci capita di vivere nei momenti legati al nostro lavoro, mentre c’è gente che cerca di sfuggire ai bombardamenti…”, osserva Tornatore. “Cerco di trovare un logica, ma non la trovo – afferma il regista – Pensavamo di essere dei privilegiati, di vivere in un tempo di pace dopo un’epoca di guerre e invece ci ritroviamo a fare i conti con una guerra non lontano da casa nostra”. Quanto al dibattito sulle armi all’Ucraina per resistere all’attacco della Russia, il regista si schermisce: “E’ un argomento capestro, un tema complicato e comprendo il tormento di tanti nell’affrontarlo”, si limita a commentare Tornatore.

Venendo al docufilm ‘Ennio’ e alla figura di Morricone, “uno dei suoi meriti speciali è di aver avvertito immediatamente una frattura eccessiva fra musica pop e musica colta e aver percepito che questo schema non poteva avere ancora vita lunga. Lui ha lavorato per rendere più classica la musica pop e più popolare la musica colta. Anche nel cinema si dovrebbe fare la stessa operazione che Ennio Morricone ha fatto nella musica: i film popolari non devono necessariamente essere solo operazioni di mercato e i film di scarso successo non devono automaticamente essere dichiarati capolavori incompresi…”.

Tornatore dà ragione al regista giapponese Akira Kurosawa, quando sottolinea che “più si fa cinema e meno lo si capisce. Non devi mai sentirti come uno che ha imparato a farlo, perché il mestiere di regista non si può mai imparare definitivamente, è un continuo esordio, è confrontarsi con l’ignoto… Forse è proprio per questo che continuo ad amare il cinema: quando si capisce troppo, si ama di meno!”.

(dell’inviato Enzo Bonaiuto)

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