«All’asilo, quando entravo in classe gli altri bambini fuggivano. Qualche anno più tardi, i miei coetanei hanno cominciato a starmi accanto, ma soprattutto per deridermi. Negli spogliatoti della scuola calcio, dopo il primo allenamento, i miei compagni di squadra mi hanno circondato e urinato addosso. In adolescenza, la persecuzione si è spostata online: sono stato vittima di revenge porn. Una mia foto in atteggiamenti intimi ha fatto prima il giro del web, poi quella del paese in cui vivo, incollata al parabrezza di un’auto». Raffaele Capperi di episodi di bullismo ne potrebbe raccontare molti altri. Ne ha scelti tre, simbolici, distanziati nel tempo, «solo perché – sottolinea -, per raccontare qualunque storia da qualche parte bisogna pur cominciare».

La vita in un libro

Raffaele è vittima di bullismo da sempre, perché è fin dalla nascita che convive con la sindrome di Treacher Collins, una patologia rara che provoca malformazioni al viso e problemi all’udito. Continua ad essere nel mirino dei bulli anche oggi che ha trovato il coraggio di raccontare, di mettere nero su bianco i momenti peggiori della sua vita nel libro Brutto e cattivo. La storia del ragazzo che ha visto la vera faccia del mondo. «L’ho capito tardi. Ma per fortuna l’ho capito: chi è vittima non deve vergognarsi di ciò che subisce. Non ne ha colpa. Deve raccontare, denunciare. Deve alzare la testa e guardare negli occhi i suoi “carnefici” prima che quello sguardo sempre troppo basso lo trascini in una depressione senza via d’uscita. Sì, sono stato depresso ed ho pensato di farla finita – confessa -, ma il mio amore per la vita ha prevalso. Purtroppo, però c’è pure chi cede».

Il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani

Secondo l’ultimo report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il suicidio è la seconda causa di morte nel mondo tra gli under 30, subito dopo gli incidenti stradali. Solo in Italia, l’Istat ha stimato circa 4 mila suicidi in un anno: nel 5% dei casi i protagonisti sono ragazzi con meno di 24 anni, spesso vittime di violenze psico-fisiche, bullismo compreso. È per cercare di arginare questa strage silenziosa che Raffaele ha scritto il suo libro: «Non era nei miei programmi, ma durante il primo lockdown, incitato da uno scrittore che ha conosciuto la mia storia, mi sono messo all’opera. L’ho fatto per le persone fragili, ma anche con la speranza che gli artefici di queste forme di violenza – verbale, fisica psicologica – possano, attraverso le mie parole, capire quanto male sono in grado di provocare e scegliere di essere più gentili. Sono certo che anche solo un po’ di gentilezza in più renderebbe questo mondo un posto migliore».

«Negli occhi altrui ho visto la mia diversità»

Il momento più difficile per Raffaele è arrivato proprio quando si è affacciato al mondo, quando ha lasciato la protezione della famiglia. «Accettare di essere diverso è stato l’ostacolo più grande da superare. E l’ho capito specchiandomi negli occhi degli altri. Finché sono stato circondato solo dai miei familiari non ho mai percepito la mia diversità: mia madre e mio padre hanno avuto sempre la capacità di farmi sentire normale – racconta il giovane -. Poi, quando all’asilo ho visto bambini fuggire appena mi guardavano in volto, altri piangere disperatamente, ho capito che qualcosa in me non andava. Ho compreso di non essere come tutti gli altri».

«Quando sono nato per la seconda volta»

Raffaele, a causa delle malformazioni al viso, provocate dalla sua malattia, ha dovuto sottoporsi ad otto interventi chirurgici. «Mi hanno ricostruito il mento, il padiglione auricolare, ma il momento più bello della mia vita non è stato quando ho visto il mio nuovo volto allo specchio – racconta Raffaele -. La soddisfazione più grande è stata poter sentire voci, suoni, rumori. A 19 anni, grazie ad un apparecchio acustico, ho riacquistato l’udito. Partecipare a conversazioni, guardare la tv comprendendone anche l’audio, ascoltare musica, sono tutte azioni apparentemente banali. Ma vi assicuro che sono tutt’altro che scontate: poter sentire è meraviglioso».

Le insidie della solitudine

Non sarà un caso se la musica ha rappresentato più volte un’ancora di salvezza per Raffaele «ma – avverte – mai isolarsi nei propri rifugi. Troppa solitudine può sfociare in depressione». Raffaele ha trascorso quasi tutta la sua esistenza chiuso in sé stesso: «Ho chiesto aiuto ai miei genitori per gli atti di bullismo subiti solo due volte nella vita. E questo è stato un grande errore. Perché ci sono eventi che lasciano ferite troppo profonde, lacerazioni che da soli non siamo in grado di curare».

La volta in cui Raffaele è stato vittima di revenge porn è una di queste. «Non mi sembrava vero – racconta il giovane -. Una ragazza mi stava corteggiando, sui social. Aveva modi gentili e convincenti, tanto che superata una titubanza iniziale, ho persino ceduto alla proposta di condividere uno scatto intimo. Una foto che mi ha condotto immediatamente alla verità dei fatti: quella ragazza era in realtà un mio conoscente che, per prendersi gioco di me, aveva creato un falso profilo social». L’immagine “intima” è stata prima pubblicata online, poi rimossa dalla rete e affissa su un’autovettura che ha fatto il giro del paese in cui abita Raffaele.

«Vivo per un mondo migliore»

Da questa brutta avventura sono trascorsi un po’ di anni: «Continuo tuttora ad essere vittima di bullismo, sia nel mondo reale, che virtuale – dice Raffaele -. Ma oggi non abbasso lo sguardo e non resto in silenzio. L’esperienze del passato mi hanno fortificato ed hanno contribuito alla mia crescita. Mi hanno reso ciò che sono: una persona sempre pronta ad ascoltare l’atro, determinata, coraggiosa, disponibile ad aiutare chi ha bisogno. A volte sono anche paranoico – ammette – e pure molto testardo. Ma nel senso buono del termine: la mia testardaggine è quella fedele alleata che mi permette di raggiungere gli obiettivi prefissati».

E sui traguardi futuri Raffaele ha le idee chiare: «Voglio continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno del bullismo. Per ora lo faccio nelle scuole, attraverso i social, con il mio libro. Ma il mio sogno più grande è fondare un’associazione che possa dedicarsi non solo alle vittime, ma a chiunque, ai buoni ed ai cattivi. Perché ognuno di noi possiede le potenzialità per essere gentile e tutti – assicura – abbiamo bisogno di gentilezza».

 

 



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