Prima un’epidemia di bronchiolite da virus respiratorio sinciziale. Poi, la repentina crescita dei contagi registrata nelle donne in gravidanza. Le Unità di Terapia Intensiva Neonatale del Lazio segnalano una situazione complicata e a rischio esplosione. Ambrogio Di Paolo, Direttore della UOC di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale (TIN) dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma e presidente della SIN (Società Italiana di Neonatologia) sezione Lazio, lancia l’allarme a Sanità Informazione.

Bronchiolite da virus respiratorio sinciziale nei neonati e Covid-19

«Tra settembre e dicembre 2021 – spiega Di Paolo – un’epidemia gravissima di bronchiolite da virus respiratorio sinciziale ha causato moltissimi ricoveri tra i bambini, in particolare quelli di pochi mesi di vita. Abbiamo osservato anche forme particolarmente gravi che hanno avuto bisogno di terapia con ossigeno e supporto ventilatorio. Questo virus – continua – che nell’adulto causa solo un banale raffreddore, è responsabile di una grave bronchiolite in bambini e neonati. Si tratta di un’infezione dei bronchi che porta insufficienza respiratoria con tosse, respiro affannato, cianosi e difficoltà di alimentazione. Ad un primo impatto, la bronchiolite da VRS è indistinguibile dal Covid-19 e dalle altre infezioni respiratorie e per la diagnosi si esegue un tampone nasofaringeo per la ricerca dei virus respiratori, compreso il Sars-Cov-2» precisa.

Ancora troppe mamme e donne non vaccinate in gravidanza

In questi tempi di grave pandemia, i neonatologi cercano di mantenere saldo e costante l’importantissimo legame fra madre e neonato. La trasmissione verticale del virus da mamma a bimbo è molto rara, ma quella orizzontale è un fenomeno in netta crescita.

«Ora il problema riguarda le infezioni materne – prosegue Di Paolo -. Ci sono ancora troppe mamme non vaccinate per disinformazione, o per scelta. Pensano che in gravidanza sia opportuno non fare vaccini, molte hanno paura proprio di quello anti Covid-19. Inoltre, l’infezione da Sars-Cov-2 in gravidanza è una malattia variabile, ma può essere anche grave. Il Covid-19 – specifica – è comunque estremamente pericoloso e non bisogna stare tranquilli. L’Ospedale San Giovanni, per il momento, non è individuato come ospedale Covid e non partoriscono donne Covid-positive. La Regione ha individuato altre strutture per il loro percorso ma siamo tutti in allerta – sottolinea – perché la situazione è complessa e variabile e quest’impennata dei casi non permette di stare tranquilli. Con la variante Omicron, che si è rivelata molto più diffusiva, è molto probabile che i numeri aumentino vertiginosamente nelle prossime settimane».

«Siamo costretti a separare le mamme non vaccinate dai neonati ricoverati, non consentendo l’accesso in reparto»

«Per noi è importante tutelare l’unità madre-bambino e non separare il bambino ricoverato dalla madre». Ed è per questo che oggi «le maggiori difficoltà che hanno tutte le neonatologie di Roma, compresa la nostra, sono organizzative. Attualmente, con l’ordinanza della Regione Lazio, si può entrare negli ospedali soltanto con il Green pass rafforzato. Molte mamme non sono ancora vaccinate e siamo costretti a separarle dai neonati ricoverati non consentendo l’accesso in reparto. Anche per questo è fondamentale che le donne in gravidanza, si vaccinino, dopo il primo trimestre, come da indicazioni scientifiche».

«Il vaccino protegge i bambini da infezioni e complicazioni del Covid»

I pediatri del Lazio sono concordi nel promuovere e supportare pienamente la vaccinazione anti Covid tra i bambini sopra i 5 anni e gli adolescenti. «La pandemia da Sars-Cov-2 sta interessando anche i bambini con numeri crescenti – aggiunge Di Paolo – e sono sempre più numerosi quelli malati con forme lievi a casa, isolati, in quarantena. Aumentare la copertura vaccinale significa proteggerli dal rischio di contrarre l’infezione, ammalarsi riducendo il rischio delle complicazioni polmonari e sistemiche del Covid».

«Ai bambini si somministra una piccola dose, non c’è nessuna ragione per non vaccinarli»

Secondo il presidente SIN Lazio, un altro importante valore aggiunto della vaccinazione in età pediatrica sarà quello di impedire di portare l’infezione all’interno delle mura domestiche e di contagiare i fratelli più piccoli, anche neonati, che ancora non hanno l’età per essere vaccinati. «Finora la risposta alla vaccinazione da parte dei più piccoli, nel Lazio, è stata scarsa. Non ci sono motivazioni valide per non vaccinarsi, storicamente i vaccini hanno debellato numerose malattie nel mondo, come la polio e il vaiolo. Per quanto riguarda questi vaccini, non sono state registrate gravi reazioni avverse, anche perché ai bambini si somministra una piccola dose. Per questo va assolutamente incoraggiata con la speranza che si arrivi a una copertura vaccinale più estesa possibile» conclude.

 

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