ROMA – Altro che meteora. Appena 3 anni dopo aver brindato alla prima storica promozione in A, il Benevento torna di nuovo a sedersi al tavolo con le grandi. Lo fa in pompa magna dopo un campionato trionfale, culminato con la vittoria per 1-0 sulla Juve Stabia targata Marco Sau e conquistata nonostante oltre un’ora di inferiorità numerica. Un campionato condotto in solitaria per 24 giornate dando agli avversari distacchi siderali: in A con sette turni di anticipo, eguagliato il record dell’Ascoli della stagione 1977/78. Sono passati soltanto 12 mesi dalla malinconica e pesante sconfitta interna in semifinale con il Cittadella (0-3 dopo aver vinto 2-1 in Veneto) che aveva impedito ai giallorossi di contendere al Verona l’ultimo posto disponibile per tornare in massima serie.

Vigorito: “Inzaghi l’uomo giusto per noi e noi il posto giusto per lui”

Nessun dramma. Il presidente Vigorito, uno che le cose è abituato a farle con calma e meticolosità, non si è fatto prendere dallo sconforto. Ha esonerato Bucchi e si è affidato alla fame e alla voglia di riscatto di Pippo Inzaghi, reduce dall’amara esperienza di Bologna. Una scelta inattesa che lo stesso Vigorito ha spiegato così: “Me lo ha suggerito il prezioso direttore sportivo Pasquale Foggia. Era estate. Ho chiamato tre allenatori, più o meno famosi, ma in quel momento erano in vacanza. Quando cercai Pippo era appena arrivato a Formentera, il giorno successivo prese un traghetto, un aereo e mi raggiunse. Andammo al ristorante e insieme a Foggia si è subito messo a immaginare la squadra, a far nomi di possibili calciatori: armeggiava coltelli e forchette sul tavolo simulando il campo e il modulo. Ho capito subito che era l’uomo adatto a noi. Lui aveva bisogno di un ambiente che gli facesse capire che, al di là del calcio, esistono rapporti umani. E questo Sud dove non era mai stato era forse proprio quello di cui aveva bisogno”.

Inzaghi: “Abbiamo fatto qualcosa di storico”

Inzaghi è stato confermato già questo inverno: “Lo avrei riconfermato anche se fossimo stati in lotta per non retrocedere. Abbiamo riscontrato un’unità d’intenti che ci ha permesso di impostare un discorso lungimirante”, sottolinea Vigorino. E Inzagli gli fa eco: “Il Benevento mi voleva da 3 anni, forse ho tardato troppo ad arrivarci. Al di là della stima del direttore Foggia, ho trovato totale fiducia in me e nel mio staff. Per me queste sono cose fondamentali. Ci sono due aneddoti molto importanti: in ritiro ho trovato il presidente che mi ha ringraziato per come stavamo lavorando. E’ una cosa che non mi era mai successa. Quella per me è stata la svolta, ci ha fatti sentire importanti per la passione che ci mettevamo. Il secondo è che questo rinnovo è stato fatto a ottobre, quando ancora non eravamo al primo posto”.

“Questi ragazzi hanno fatto qualcosa di storico. Questa promozione è per tutte le persone che mi vogliono bene e per chi ha creduto in me. Ringrazio il mio staff, con loro la mia vita è più facile. Battere Simone? Adesso si penseremo. Siamo riusciti ad eguagliare un record storico, in casa non abbiamo quasi mai perso. Sono contento per il presidente. Questi ragazzi sono stati fantastici. Avremmo meritato una cornice diversa. Queste sono soddisfazioni incredibili. Dietro c’è un grande lavoro di tutta la società. Avevo un debito d’onore con loro ma mai avrei mai pensato di poter fare la storia”.
 

Sau e Moncini ciliegine su una torta già ben assortita

A Inzaghi e Foggia non sono servite rivoluzioni per creare l’alchimia giusta. Pochi puntelli ma mirati: Schiattarella, Hetemaj e Kragl hanno portato fosforo, solidità e dinamismo a centrocampo, Sau e Moncini, prelevato sapientemente a gennaio dalla Spal, fantasia e gol in attacco. Al resto ha pensato la forza di un gruppo che già si era cementato lo scorso anno. Montipò tra i pali ha proseguito il suo percorso di crescita, Maggio e Letizia sono stati due garanzie sulle fasce, al centro della difesa Caldirola, con qualunque partner accanto, Volta, Antei, Tuia, o Barba, si è inteso a meraviglia, in mezzo Viola e Tello hanno garantito affidabilità e continuità di rendimento, davanti Coda, pur non ripetendo la scorsa magica stagione (22 gol in 35 partite), si è confermato un importante punto di riferimento. Infine c’è chi, come Improta e Roberto Insigne, si è sempre fatto trovare pronto quando è stato chiamato in causa.

Vigorito: “Vogliamo imitare l’Atalanta, prenderemo 3 giocatori d’esperienza”

E ora? “Prenderemo di certo tre giocatori che hanno esperienza”, annuncia Vigorito mentre i tifosi già sognano Llorente, Gervinho o, addirittura, Sturridge. “Siamo tornati in A per rimanerci. Due anni fa non avevamo contezza di quanto fosse difficile il campionato ma abbiamo capito quali sono gli errori da evitare. Stiamo percorrendo un percorso iniziato 12 anni fa: stiamo lavorando e crescendo tutti insieme. Vogliamo imitare l’Atalanta per costruire qualcosa di importante anche qui al Sud”. Non sarà facile ma la passione del presidente basta e avanza per garantire almeno una nuova stagione densa di emozioni. Per un territorio difficile, in cui la crisi economica è costantemente presente, già sognare sarebbe come vincere uno scudetto.



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