Senza una formazione continua e puntuale del personale sanitario, le ingentissime risorse del Pnrr destinate alla sanità rischierebbero di essere bruciate. Ne è convinto il Dottor Giuseppe Quintavalle, Direttore Generale PTV, Università Tor Vergata di Roma, che spiega a Sanità Informazione perché è necessario prevedere anche un percorso formativo per il personale sanitario al fine di utilizzare al meglio i miliardi in arrivo.

Dottor Quintavalle, nel suo intervento al congresso Simedet ha parlato della formazione dei medici. Fino a poche settimane fa si parlava ancora soltanto di pandemia. I medici italiani e nel resto del mondo erano preparati ad affrontare il Covid-19?

«Di certo non eravamo preparati, ma non tanto perché non sapevamo cosa ci fosse all’origine ma perché non sapevamo cosa avrebbe comportato questa epidemia, che si è trasformata fino ad arrivare ad un livello pandemico, e quindi globale. La lezione che abbiamo imparato è che dobbiamo assolutamente crescere, anche attraverso la formazione permanente, dal punto di vista professionale. I nostri operatori sanitari devono essere costantemente preparati su quelle che sono le problematiche, come in questo caso, sì di tipo infettivo ma anche biologico, e sui tipi di prevenzione secondaria e terziaria. Alla fine dei conti, distanziamento e mascherine sono forme di prevenzione secondaria e terziaria che mirano a circoscrivere il virus e a debellarlo. Il futuro ci apre sfide incredibilmente stimolanti, ma anche complicate e complesse».

Nel suo intervento ha detto che senza la formazione dei professionisti sanitari le risorse del Pnrr potrebbero essere buttate al vento. Perché?

«Il Pnrr è costituito da alcune missioni importanti. Tra queste c’è anche quella della formazione. Abbiamo visto come riorganizzeremo il territorio, attraverso le centrali operative territoriali, la medicina di comunità, ospedali e case di comunità e prossimità, e così via. Si procederà con la digitalizzazione e si agirà sul sismico. Gli ospedali sono i baluardi della nostra società, i pronto soccorso sono strutture che rimangono aperte h24 e sono forse le uniche che esistono in una logica di universalismo e gratuità. Ma tutto questo necessita di cosa? È necessario formare le nuove generazioni di chi opera in ospedale. Parliamo di digitalizzazione, teleassistenza, intelligenza artificiale. Bisogna capire dove e come applicarla al meglio e riconvertire parzialmente il nostro tempo di lavoro in favore di queste nuove funzioni che deriveranno dal Pnrr. Se non faremo così, il Piano rimarrà una bellissima architettura, una buona logistica ma che non utilizzeremo a pieno».

Per sintetizzare: arriveranno tanti soldi, la sanità cambierà, il personale però è lo stesso e sarà necessario formarlo con l’aggiornamento continuo per permettergli di rimanere al passo con le innovazioni legate, per l’appunto, al Pnrr…

«Il personale attuale è quello ma parliamo anche di quello che verrà. Il personale è sempre in continuo divenire: ci sono le quiescenze, i reclutamenti, i piani di programma per aumentare il personale. Ma è chiaro che queste nuove risorse devono essere a conoscenza di ciò che hanno a disposizione e devono veicolare all’interno dei loro gruppi tutto ciò che è novità. Credo che occorreranno centri di coordinamento, regionali o nazionali, che devono spingere proprio in questa direzione».

 

 

 



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