Ormai è un classico: alla pubblicazione di un nuovo Dpcm per l’emergenza coronavirus, restano dubbi su alcune delle misure previste, fermo restando che dovrebbe essere chiara a tutti l’intenzione del Governo: scoraggiare il più possibile ogni movimento per evitare il diffondersi del contagio. Da oggi, 16 gennaio, e fino al 15 febbraio sono sempre vietati gli spostamenti tra regioni, anche tra quelle in zona gialla, tranne che per motivi di salute, lavoro e necessità. Restano due dubbi: è “necessità” anche raggiungere un partner? E il fatto che, al contrario del Dpcm precedente, non sia esplicitato il divieto per raggiungere le seconde case, questo significa che lo si può fare?

Questi dubbi vengono di solito fugati dalla pubblicazione sul sito del Governo delle faq, le “frequently asked question”, cioè le domande poste più freqentemente da chi deve poi tradurre le disposizioni ministeriali in vita quotidiana. Al momento in cui questo articolo viene scritto, la pagina del Governo riporta la dicitura che “la sezione faq è in aggiornamento in seguito all’entrata in vigore del nuovo decreto” e le risposte sono “relative alle disposizioni fino allo scorso 15 gennaio”. Tuttavia, proprio guardando a quelle risposte, si osserva che alcune diciture e disposizioni sono rimaste ferme nelle diverse formulazioni dei decreti.

Fino al 15 febbraio sarà vietato spostarsi tra regioni, anche se in zona gialla, eccetto che per motivi di lavoro, salute o necessità ed è consentito sempre il ritorno al domicilio o all’abitazione. Proprio per sgomberare il campo da fraintendimenti, nelle faq si specificava poi “cosa si intende con i termini “residenza”, “domicilio” e “abitazione”. Palazzo Chigi precisava che la residenza è il luogo in cui la persona ha la dimora abituale, come attestato dai registri anagrafici; il domicilio è il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi e può essere diverso dalla propria residenza, infine l’abitazione, ai fini dell’applicazione del dpcm, va individuata come il luogo dove si abita di fatto, con una certa continuità e stabilità (quindi per periodi continuativi, anche se limitati, durante l’anno) o con abituale periodicità e frequenza (per esempio in alcuni giorni della settimana per motivi di lavoro, di studio o per altre esigenze).

E qui le faq specificano che dall’abitazione vanno sempre escluse “le seconde case utilizzate per le vacanze”. Viene anche fatto un esempio: “le persone che per motivi di lavoro vivono in un luogo diverso da quello del proprio coniuge o partner, ma che si riuniscono ad esso con regolare frequenza e periodicità nella stessa abitazione, possono spostarsi per ricongiungersi nella stessa abitazione in cui sono soliti ritrovarsi”.

In attesa quindi delle nuove faq, le spiegazioni in termini giuridici di residenza, domicilio e abitazione continuano a escludere la possibilità di recarsi nelle nuove case. Altrettanto chiaro è che il ricongiungimento tra partner e coniugi è possibile a patto che avvenga in un’abitazione dove sono soliti ritrovarsi. Perciò niente weekend sporadico con la persona da poco conosciuta, ma sì a ritrovarsi nel comune dove si vive insieme per la maggior parte dell’anno. In attesa della pubblicazione delle nuove faq, in ogni caso, esiste il numero 1500, attivo 24 ore su 24, al quale rivolgersi per porre domande dirette agli operatori: bisogna però armarsi di pazienza perché l’attesa in linea è lunga.

 

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