L’inchiesta di Report relativa al Garante per la Privacy ha scatenato un acceso dibattito tra maggioranza e opposizione. Partiti come il Pd, i Cinque Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra chiedono le dimissioni dell’intero collegio, evidenziando gravi conflitti d’interesse e mancanza di trasparenza nella gestione. La segretaria del Pd, Elly Schlein, afferma che è necessario un forte segnale di discontinuità.
La premier Giorgia Meloni ha risposto ribadendo che la decisione di azzerare l’autorità non spetta al governo, ma al collegio stesso. Ha inoltre sottolineato che questo Garante è stato eletto durante il governo giallorosso, insinuando che le responsabilità siano da cercare nei partiti che lo hanno nominato. Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia ha rincarato la dose, accusando Pd e Cinque Stelle di incoerenza nella loro gestione.
Il leader del M5s, Giuseppe Conte, ha criticato le affermazioni di Meloni, sottolineando che la politica deve affrontare la propria responsabilità senza ipocrisie. Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, ha dichiarato che l’Autorità è diventata un “tribunale politico”, e un’eventuale decisione di dimettersi sarebbe una sconfitta.
In risposta alle pressioni, Guido Scorza, un membro del collegio, ha affermato che resteranno in carica, enfatizzando l’indipendenza dell’ente. Tuttavia, Ghiglia ha ostentato sicurezza sostenendo di non avere motivi per dimettersi e ribadendo che l’Autorità deve rimanere autonoma dalla politica.
In Parlamento, si discute anche una mozione delle opposizioni sulla libertà di stampa, mentre Fratelli d’Italia annuncia una mozione a favore di qualità e imparzialità nel giornalismo, contrapposta alle critiche sul “giornalismo militante” di Report.