La Giornata mondiale della salute mentale, celebrata il 10 ottobre, riporta l’attenzione su un tema cruciale: la salute mentale è un diritto da tutelare continuamente, non solo in occasioni speciali.
In Italia, i Dipartimenti di salute mentale possono assistire principalmente i casi più gravi e cronici, mentre chi mostra i primi segni di disagio spesso rimane senza supporto pubblico. Questo è dovuto a una limitata disponibilità di risorse, con la maggior parte degli aiuti indirizzati alle emergenze. In Lombardia, la situazione è ulteriormente complicata da una spesa sanitaria contenuta, pari solo al 2,8% del fondo regionale, e da una grave carenza di personale. Ne derivano lunghi tempi di attesa, percorsi discontinui e disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Le famiglie e i singoli individui ne soffrono, trovandosi spesso a dover affrontare situazioni critiche senza adeguato supporto. Gli operatori della salute mentale si trovano a svolgere il loro lavoro con difficoltà, affrontando turni pesanti e carichi emotivi senza strumenti sufficienti. La precarietà del personale e il ricorso a cooperative complicano ulteriormente la situazione.
Attualmente, solo il 3% del Fondo sanitario nazionale è destinato alla salute mentale, rispetto a investimenti molto maggiori in altri Paesi europei. In Lombardia mancano oltre 300 psichiatri e più di 2.000 professionisti tra psicologi, educatori e infermieri.
Il sindacato Fp Cgil e Cgil Lombardia chiede interventi urgenti, tra cui assunzioni straordinarie e potenziamenti dei servizi territoriali, per creare una rete pubblica di supporto accessibile a tutti. Propongono una visione comunitaria della salute mentale, dove la prevenzione e l’inclusione sociale siano fondamentali, e dove il benessere dipenda dalla qualità delle relazioni e dall’efficacia dei servizi pubblici.
L’impegno prosegue con la mobilitazione del 25 ottobre a Roma, per chiedere una riorganizzazione delle risorse pubbliche a favore della salute mentale e del welfare sociale.