“Le cyber minacce possono mettere a rischio le nostre democrazie e in alcuni casi sono mosse con intenti geopolitici. Nel 2020 i reati informatici sono aumentati del 33% e quelli alle entità critiche del Paese sono raddoppiati”. Così il ministro degli Interni Luciana Lamorgese, intervenendo all’evento online organizzato dalla sede italiana del Parlamento europeo, in collaborazione con la Commissione europea, intitolato La nuova strategia europea per rafforzare la sicurezza informatica. Trasmesso in diretta da Repubblica, ha visto la partecipazione di 17 personalità della politica, istituzioni e industria sia a livello italiano che europeo. Si è fatto il punto sulla nuova strategia sulla cybersicurezza sia a livello nazionale sia comunitario con la presentazione delle nuove linee guida e delle strategie che stanno per essere messe in campo.

Non capita tutti i giorni di vedere confronti simili. Dopo l’apertura dei lavori del direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, è intervenuto il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, il ministro Lamorgese, il sottosegretario al Ministero della Difesa Giorgio Mulé, il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) Josef Aschbacher quello dell’Agenzia europea per la cybersicurezza (Enisa) Juhan Lepassaar. E ancora, nella tavola rotonda che è seguita, figure del calibro di Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo, del generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare dell’Unione europea, di Giorgio Saccoccia, a capo dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), di Roberto Baldoni, vicedirettore generale del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza della Repubblica (Dis), Roberto Mignemi a capo di Cybertech e dei parlamentari europei Fabio Massimo Castaldo, Antonio Tajani, Isabella Tovaglieri, Nicola Danti, Pietro Fiocchi.

Il messaggio è chiaro: l’Europa ha capito cosa c’è in ballo e si sta muovendo, almeno queste sono le intenzioni, con un maggiore coordinamento: dalla nascita di un cyberscudo europeo composto da centri operativi di sicurezza coordinati da quello di Bucarest e ai quali si collegheranno gli altri, compreso quello che dovrà esser creato in Italia, ad un’unità congiunta per il ciberspazio che riunisca tutte le comunità operanti nel settore. E ancora: soluzioni europee per rafforzare la sicurezza della Rete a livello mondiale; un regolamento per garantire un’Internet delle cose (Iot) sicuro; un pacchetto di strumenti per la diplomazia informatica; una cooperazione rafforzata nell’ambito della cyberdifesa; un’agenda europea per lo sviluppo delle capacità informatiche esterne.

“La pandemia ha messo evidenza punti di forza e fragilità”, ha spiegato Sassoli. “Serviva una nuova strategia. Siamo vulnerabili. Subiamo attacchi quotidiani, molto duri, da parte di entità autonome e governative straniere. Più si è connessi più si è esposti. Gli attacchi si fanno sempre più sofisticati ed efficienti contro la nostra economia, a volte spinti da spionaggio o da interessi economici”.

Del resto i numeri parlano da soli. Gli attacchi e la criminalità informatica stanno aumentando in tutta Europa sia in termini di quantità sia di sofisticazione. Una tendenza destinata a crescere in futuro, se si pensa che già nel 2025 avremo oltre 25 miliardi di apparecchi connessi. Nel 2019 il numero degli attacchi riportati è triplicato arrivando a quota 700 milioni, mentre il costo annuale del cybercrime nel 2020 è stato stimato in 5500 miliardi, il doppio rispetto al 2015.

Fra le novità della strategia europea, oltre alla rete di centri operativi per la sicurezza ai quali contribuiranno tanto l’intelligence quanto gli esperti di sicurezza informatica e l’industria privata. In Italia poi gli investimenti saranno destinati alla formazione, ai presidi e alla difesa delle aziende di interesse nazionale come ha già cominciato a fare il Dis fin dal 2018. “Pesiamo a dei presidi presenti in tutti i commissariati e un cloud dove i cittadini potranno fornire una sola volta le proprie credenziali”, ha sottolineato il ministro degli Interni. “Un cloud che renderà effettiva la interoperabilità delle banche dati delle forze di polizia europee”.

Particolarmente taglienti gli interventi del generale Claudio Graziano e di Roberto Baldoni. “Sempre più spesso alcuni attori di stato operano nella Rete minando l’autorità delle istituzioni e tentando di influenzare processi democratici. Avversari strategici ed economici dell’Unione europea. E’ la ‘guerra ibrida’ teorizzata nel 2013 in Russia: prevede l’impiego delle forze tradizionali in maniera non convenzionale con iniziative sul piano digitale. Si va in pratica dalle portaerei a Facebook. Il cyberspazio è infatti un terreno di guerra. Vorrei fosse chiaro questo: una strategia valida ci permetterà di non essere schiacciati. Al cospetto la Guerra fredda è poca cosa. Nella future sfide digitali non si può più dare per assodato il primato dell’Occidente. Non possiamo tollerare distrazioni. Il confronto cibernetico è continuo”.

Baldoni invece ha ricordato la carenza di figure professionali legate a questo settore. “Non abbiamo tutte le competenze necessarie per proteggerci. Basti pensare che in mattinata sia già a 15 milioni di attacchi. In un anno riceviamo oltre 90mila segnalazioni. Questi sono i numeri. Gli esperti necessari dobbiamo crearli”. Profumo ha poi ha sottolineato, come altri del resto, l’assenza di coordinazione vista fin qui registrando però come nota positiva l’attenzione che ora riscuote il tema.

Stando al sottosegretario Mulé verranno destinati ora 620 milioni di euro alla cybersecurity e punta il dito sulla frammentazione che ha regnato fino a questo momento con sovrapposizione di competenze e inefficienze. “Per troppo tempo nel nostro Paese si è ragionato in maniera non organica”. Immagina un’agenzia nazionale della cybersecurity, collegamento fra intelligence, militari e comparto privato. Non solo per fronteggiare le minacce ma promuovere la cultura digitale che deve essere messa al primo posto anche nelle scuola. Anche questa a suo modo se messa in atto sarebbe una piccola grande rivoluzione.

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