MILANO – Da accusatori di Eni a indagati. Da strenui sostenitori dell’esistenza della maxi tangente sul giacimento petrolifero in Nigeria all’accusa di aver omesso documenti, come un video poi introdotto in dibattimento dalle difese, o di aver ignorato la manipolazione delle chat dell’ex manager Eni Vincenzo Armanna, che avrebbero minato la credibilità del testimone-imputato. Finiscono così indagati per rifiuto d’atti d’ufficio il procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale e il pm Sergio Spadaro, titolari del processo Eni Nigeria conclusosi con le assoluzioni piene di tutti i 15 imputati.

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