Il giudice per le indagini preliminari Angela Nutini, anche su richiesta del pm Menichetti, archivia la vicenda penale che da una parte vede il professore Matteo Bassetti, dall’altra la giornalista Monica Di Carlo, difesa dall’avvocata Elena Fiorini, e il consigliere regionale di Linea Condivisa Giovanni Pastorino, assistito dall’avvocato Massimo Boggio. Secondo quanto scrive il giudice, non ci sarebbe stato nulla di diffamatorio su quanto pubblicato da Di Carlo sul sito on line “Genovaquotidiana.com”, tantomeno nelle lettere che Pastorino ha scritto al rettore dell’università e al preside della Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche con le quali chiedeva ai dirigenti “un intervento affinchè impedissero a Bassetti di reiterare alcuni suoi comportamenti e dichiarazioni”.

Per capire, occorre ricordare che Bassetti aveva posato indossando la cravatta con il logo del negozio Ghiglino di via XX Settembre; inoltre, aveva autorizzato ad usare la sua immagine “sui certificati di sanificazione di una ditta di disinfestazione genovese”; ancora, “non è contestata la veridicità dell’avvenuta sottoscrizione da parte dei famigliari di Bassetti di un contratto con la Protezione Civile per la collocazione dei pazienti Covid” nell’albergo Rex della moglie. 

Per il giudice è tutto vero e negli articoli pubbblicati, così come nelle lettere scritte da Pastorino, non si ravvisa alcun reato di diffamazione. Anzi, “si reputa dunque che fosse nel diritto del giornalista criticare le predette scelte e sollecitare riflessioni  dei lettori”.

Sull’archiviazione questo il commento di Pastorino: “ll Professore Matteo Bassetti mi ha querelato per diffamazione in merito a una mia lettera inviata il 29 marzo 2020 e al relativo comunicato stampa. Nella missiva mi rivolgevo al Rettore dell’Università e al Preside della Scuola di Scienze Mediche e Farmaceutiche per chiedere di verificare se alcune esternazioni pubbliche del virologo non fossero eccessiva per un dipendente pubblico, mentre nel comunicato stampa semplicemente riportavo il mio operato per renderne conto all’elettorato.

La Procura di Genova aveva già richiesto l’archiviazione della querela non rilevando alcuna ipotesi di reato, ma il Professor Bassetti si è opposto all’archiviazione e ha voluto portare la causa di fronte a un giudice. Sono molto lieto di comunicarvi che la Giudice Angela Maria Nutini ha disposto la richiesta di archiviazione, dal momento che non si rivelano gli estremi per procedere con il reato ipotizzato, nel metodo (l’opposizione alla richiesta di archiviazione è stata presentata oltre i limiti previsti dalla legge) e nel merito.
Ringrazio particolarmente l’avvocato Massimo Boggio che mi ha seguito, sia per la sua riconosciuta competenza sia per la disponibilità – fatto non da poco quando si affronta un procedimento di natura penale.
Matteo Bassetti ha volutamente sfruttato la propria immagine a fini commerciali, e questo è quanto riportato testualmente anche nella sentenza. Ed è proprio su questa condotta, che personalmente non ritengo appropriata per un pubblico dipendente, che ho lecitamente chiesto chiarimenti ed altrettanto lecitamente ne ho dato comunicazione ai cittadini e alle cittadine in totale trasparenza attraverso gli organi di stampa. E credo che sia un traguardo importante anche la sentenza di archiviazione che coinvolge la giornalista Monica Di Carlo, querelata anche lei per diffamazione in merito a due suoi articoli pubblicati sul quotidiano online “Genova Quotidiana”. Anche in questo caso non si sono superati i limiti della critica ed è stata confermata la veridicità dei fatti.
Una sentenza importante per ribadire ancora una volta che la stampa svolge un compito essenziale nella nostra democrazia, nell’informare correttamente la cittadinanza e vigilare sul corretto operato di chi governa o svolge un ruolo pubblico”.

All’epoca oggetto di critiche sui social e segnalazioni di colleghi medici («sfrutta il momento per farsi pubblicità», l’accusa più gentile) Bassetti con Repubblica aveva così spiegato il suo nome legato al certificato di sanificazione:

« Inopportuno? Ma perché mai, ho la mia popolarità e ne faccio quello che voglio – era stata la risposta del primario –. Lo fanno i calciatori con le pizzerie, lo posso fare io che sono professore universitario».

 

 

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