Un scoperta archeologica epocale rivela un antico villaggio sepolto sotto la cenere vulcanica, come a Pompei. Un viaggio indietro nel tempo, nell’età del bronzo, svela segreti millenari.

Nel cuore della Campania, sotto strati di cenere vulcanica, giace una testimonianza straordinaria dell’età del bronzo: una serie di villaggi sepolti da un’eruzione del Vesuvio ancora più antica e devastante di quella che seppellì Pompei. Questa scoperta, frutto di meticolose ricerche archeologiche, offre uno sguardo senza precedenti su una civiltà di 4000 anni fa, la cui quotidianità è stata cristallizzata dall’eruzione delle pomici di Avellino. Con elementi architettonici e oggetti domestici sorprendentemente preservati, questi siti rivelano i dettagli di una vita lontana nel tempo più remoto.

L’eruzione dimenticata: la Pompei preistorica

La storia dell’umanità è costellata di eventi che hanno plasmato il corso delle civiltà, alcuni dei quali celati sotto strati di terra e cenere, in attesa di essere riscoperti. Tra questi, l’eruzione delle pomici di Avellino, causata dal Monte Somma, un cataclisma vulcanico di proporzioni colossali avvenuto circa 4000 anni fa, che si distingue per la sua potenza e per le tracce indelebili che ha lasciato. Questo evento, di intensità superiore a quello che secoli dopo avrebbe sepolto la meravigliosa città di Pompei, ha coperto di cenere e pomici una vasta area, conservando con una precisione quasi fotografica gli antichi villaggi dell’età del bronzo e trasformandoli in ciò che oggi è conosciuto come la “Pompei della preistoria“.

Negli anni, gli scavi archeologici hanno gradualmente svelato i resti di queste comunità antiche, offrendo una finestra unica sulla vita di 4000 anni fa, tra il 2000 e il 1800 a.C. Tra i reperti più significativi vi è la capanna “a U” del sito di Nola, dove i muri e la traccia in negativo dei rami del tetto testimoniano l’ingegnosità e l’adattabilità degli antichi abitanti di queste terre. Questi ritrovamenti non sono solo resti architettonici; sono echi di vite vissute, di giornate trascorse tra le mura domestiche, di comunità che prosperavano sotto l’ombra del Vesuvio.

La cultura di Palma Campania

Il sito di Palma Campania, insieme a quelli di Croce del Papa a Nola e di Afragola, ci svela la cultura materiale di un’epoca lontana, con i suoi vasi, le sue capanne e gli oggetti di vita quotidiana preservati sotto uno spesso strato di cenere. Questi reperti non sono solo testimonianze archeologiche; sono frammenti di una narrativa più ampia, pezzi di un puzzle che ci permette di ricostruire le abitudini, le credenze e le dinamiche sociali di una civiltà scomparsa.

Le già citate capanne con pianta a U, le abitazioni con muri divisori e focolari, gli oggetti che sono il risultato dalla decomposizione del legno e dei materiali deperibili: ogni elemento rinvenuto ci parla di un modo di vivere, di organizzare lo spazio domestico, di interagire con l’ambiente. Le ceramiche, gli utensili, i resti di cibo ci offrono un quadro vivido della dieta, dell’economia domestica, delle attività artigianali di queste comunità.

Il dramma dell’eruzione

L’eruzione delle pomici di Avellino non fu solamente un disastro naturale di proporzioni immense, ma rappresentò anche un punto di svolta cruciale per le comunità dell’età del bronzo nella regione campana. Questo evento, di una magnitudo stimata con un VEI (Volcanic Explosivity Index) di livello 6, superò in intensità l’eruzione che millenni dopo avrebbe distrutto Pompei, che fu di livello 5. La violenta esplosione produsse una colonna eruttiva alta tra i 25 e i 31 km, spargendo cenere e pomici su un’area vastissima e seppellendo gli insediamenti sotto uno spesso strato, in alcuni punti addirittura di 110 cm.

Forse uno degli aspetti più commoventi di questa scoperta è la testimonianza della reazione umana di fronte al cataclisma. Le impronte nella cenere, le abitazioni abbandonate in fretta, gli oggetti lasciati alle spalle raccontano storie di fuga, di sopravvivenza, di scelte rapide e disperate. La presenza di un solo scheletro a Nola suggerisce che molti riuscirono a fuggire, portando con sé ciò che potevano, lasciandosi dietro la loro vita, cristallizzata per sempre dalla cenere. Questa tragica eruzione segnò la fine di un’epoca per gli abitanti di quei villaggi, ma paradossalmente preservò i loro insediamenti in uno stato di conservazione eccezionale. Grazie ad essi, oggi siamo in grado di esplorare e comprendere in dettaglio la cultura, le abitudini e il modo di vita di queste antiche comunità.

Eredità antiche e insegnamenti per il futuro

La recente scoperta della “Pompei dell’età del bronzo” illumina non solo il nostro patrimonio storico e culturale ma pone anche riflessioni cruciali sul delicato equilibrio tra umanità e natura. L’impressionante capacità delle forze naturali di alterare il corso delle civiltà ci ricorda la fragilità delle nostre società. Tuttavia, queste stesse forze ci offrono uno sguardo unico su momenti congelati nel tempo, permettendoci di apprendere molto dalle strategie di resilienza e adattamento adottate dalle comunità umane di fronte alle calamità.

Studiare i resti ben conservati di questi villaggi ci avvicina a un capitolo remoto della nostra storia, svelando lezioni preziose sulla persistenza umana. Tali siti archeologici sono un ponte tra passato e presente, un promemoria della nostra comune eredità umana e della continua ricerca dell’uomo per comprendere le proprie origini e la propria storia.

Chi è appassionato di storia antica non può, dunque, perdere l’occasione per raggiungere la Campania, alla scoperta di tali meraviglie del passato, della varietà dei suoi paesaggi, dei suoi bei borghi. La regione è facilmente raggiungibile in auto, in treno e, per chi vene da più lontano, anche prenotando un volo aereo tramite app.



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