Dopo le elezioni regionali, sia Schlein che Meloni sembrano convinti di aver ottenuto un risultato positivo, nonostante la situazione sia più complessa. La risalita del Partito Democratico e dei suoi alleati è ancora difficile, così come la tenuta del governo e della sua maggioranza. Pertanto, la partita è ancora aperta e ci sono troppe incognite per poter prevedere le equazioni della prossima legislatura.
Ciò che fa riflettere è l’attitudine di entrambi a cantare vittoria prima del tempo, come se l’unico modo per avere successo fosse promettere una vittoria sicura. Tuttavia, in politica, le cose non sono sempre così lineari e spesso si devono cercare compromessi e mediazioni. La propaganda ha le sue ragioni, ma la faziosità non sempre è giustificata.
I partiti e le coalizioni si formano per governare e non amano considerare la possibilità di perdere. Tuttavia, quando tutto si concentra sulla prossima sfida, il racconto finisce col deformare la trama politica e istituzionale. La politica dei nostri giorni sembra considerare vana la fatica di costruire un progetto senza una certezza di successo.
La realtà è che una classe dirigente che promette solo vittorie immediate e non contempla l’idea di costruire il successo con metodo e pazienza, riconoscendo le asperità del percorso, va incontro a difficoltà. La propaganda deve galvanizzare, ma non si deve evitare di considerare il tempo lungo e di progettare, convincere e costruire.
Non si tratta di evocare buone maniere, ma di tener conto del tempo lungo e di progettare, convincere e costruire. Se no, ogni competizione diventa una scommessa sul risultato, trasformando ogni sconfitta in una catastrofe e ogni vittoria in un balletto intorno allo scalpo del nemico abbattuto.