Per i malati oncologici il sostegno psicologico è cruciale. Non solo per gestire la fase della diagnosi e il percorso di cura, ma anche la fase della guarigione e del reinserimento nel contesto sociale e lavorativo, laddove la malattia viene sconfitta.  Un’esigenza sentita ancora di più dai piccoli pazienti onco-ematologici e dalle loro famiglie, dove la convivenza con la malattia oncologica è ancora più complicata. Continua in Sicilia, dopo Sardegna, Calabria e Lazio, il viaggio nelle regioni all’ascolto delle esigenze dei pazienti di oncoematologia pediatrica e delle loro famiglie grazie alle segnalazioni di FIAGOP, Federazione Nazionale delle Associazioni di Genitori e Guariti di Oncoematologia Pediatrica.

Tuttavia, nonostante nell’ultimo Piano Oncologico 2023-2027 un capitolo sia dedicato alla psico-oncologia, l’Italia resta indietro in questo ambito. Come racconta a Sanità Informazione Ilde Vulpetti, direttrice dell’Area operativa di A.S.L.T.I. ONLUS (Associazione Siciliana Leucemie e Tumori dell’Infanzia) che opera a stretto contatto con le famiglie del reparto di Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Civico di Palermo.

«La figura dello psico-oncologo non è contemplata all’interno della pianta organica nonostante sia fondamentale – spiega Vulpetti -. Lo psicologo viene di volta in volta inserito con contratti a progetto che hanno una durata limitata. E laddove l’Azienda ospedaliera non rinnova il contratto scaduto, l’associazione subentra e prende il posto dell’azienda. Non è così solo in Sicilia ma in quasi tutti i centri di oncologia pediatrica italiana».

Anche a Catania, dove c’è l’altro di oncoematologia pediatrica in Sicilia, la situazione è identica. Ma è purtroppo gran parte d’Italia, in questo caso, a essere priva di una figura cruciale per il benessere dei pazienti.

Da settembre sarà A.S.L.T.I. ONLUS a pagare lo psico-oncologo

«A Palermo oggi lo psico-oncologo è pagato con i fondi di un progetto che fa capo all’azienda ospedaliera – spiega Vulpetti -. Ma a settembre il progetto scadrà e saremo noi a farci carico di questo servizio pagando lo stipendio al professionista».

Per le associazioni lo psicologo in reparto è imprescindibile: «Dove una famiglia viene colpita da una triste e maledetta realtà non è soltanto il bambino che si ammala ma tutta la famiglia. Lo psicologo cerca di mantenere viva la parte sana del bambino a livello psicologico e aiuta anche i genitori nella gestione di un bambino affetto da leucemia o da tumore. Un supporto condiviso e generalizzato è fondamentale».

Il servizio di psico-oncologia, che secondo A.S.L.T.I. onlus dovrebbe essere obbligatorio nei reparti di oncologia pediatrica, è solo una delle tante attività dell’associazione che offre numerosi servizi alle famiglie cercando di sopperire laddove la sanità pubblica non arriva. Come per quelle famiglie costrette a spostarsi fuori regione, per cui l’associazione si fa carico delle spese di viaggio.

«Abbiamo fatto più volte richiesta alla direzione generale dell’ASL, ma non c’è mai stata occasione di poterne parlare» spiega ancora Vulpetti. Eppure, per tutta la Sicilia basterebbero due psico-oncologici, uno a Palermo e uno a Catania, per poter garantire alle famiglie quel supporto di cui non possono fare a meno.

E si muove anche la politica: alla Camera una proposta di legge a prima firma Vanessa Cattoi (Lega), coordinatrice dell’intergruppo parlamentare “Insieme contro il cancro”, punta ad introdurre la figura dello psico-oncologo nelle équipe che prendono in carico i pazienti oncologici di tutte le età.

 



Fonte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *