Il ghiaccio si attacca ai filari e forma grappoli di stalattiti. Nella notte i produttori di Brunello accendono fuochi di paglia per far calore e fumo e sciogliere il gelo salvando le viti e il vino. I kiwi hanno perso il loro verde e così le zucchine, gli asparagi o il rosso delle fragole. L’ondata di gelo che ha investito il centro e il nord dell’Italia ha colpito duramente vigneti e campi.

Freddo così, ad aprile, non aveva mai fatto prima in Piemonte. Ma più che il record, -1,4 gradi la media delle temperature minime calcolata la scorsa notte da Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, a causare la devastazione è stata la persistenza delle minime molto sotto lo zero, pochi giorni dopo il caldo in anticipo, con massime a 27-28 gradi. Lo sbalzo termico ha bruciato gemme, germogli e fiori. Così adesso il Piemonte chiederà lo stato di calamità naturale.

“La terribile ondata di gelo – dice Marco Protopapa, assessore regionale ad Agricoltura e Cibo – mette a serio rischio i prossimi raccolti. Questo grave evento non ha risparmiato nessuna zona della regione mettendo a rischio un’economia già compromessa da questo lungo periodo pandemico e dalle recenti alluvioni. Stiamo organizzando alcuni sopralluoghi utili per verificare l’entità dei danni che sicuramente le associazioni agricole quantificheranno nei prossimi giorni”. In alcune aree è stata azzerata la futura produzione di frutta, in particolare albicocche, kiwi e pesche, fortemente ridimensionata quella di pere e mele.

 

I vigneti a Nebbiolo della zona di Alba temono di avere perso il 50% della produzione, per Brachetto, Barbera e Moscato di ampie zone dell’Alessandrino si teme addirittura un danno dell’80%. E non va meglio in alcune aree del Canavese, dove nascono i vini Erbaluce.  Danni anche per mais, frumento, coltivazioni orticole e asparagi, mentre le aziende agricole hanno dovuto sobbarcarsi costi supplementari per riscaldare le coltivazioni protette. “Un vero disastro”, dicono i tecnici della Coldiretti dopo i primi sopralluoghi nelle campagne e sulle colline.

Nel Lazio nell’oltre metà delle piantagioni si registrano i danni maggiori. Le temperature sono arrivate anche a 6 gradi sotto lo zero a montelibretti e vetralla, fino ai meno 10,5 di cinelli in provincia di viterbo. “In particolare nella capitale e nella provincia – spiegano da Coldiretti Roma – sono state danneggiate piantagioni di kiwi a Colonna e Velletri, vigneti ai Castelli romani. E poi le orticole ad Ariccia, le zucchine, le patate, le melanzane, i pomodori, i meloni, i cocomeri e le fregole a Maccarese. Piante da frutto danneggiate pure tra Mentana, Marcellina, Palombara Sabina e Montelibretti, dove le temperature sono state davvero rigide”.

 

A Montalcino e nella Val di Cornia, tra i terreni vinicoli più pregiati della Toscana, gli agricoltori hanno trascorso la notte incendiando balle di fieno e legname tra i filari delle vigne per provare ad alzare le temperature. Perché col buio la colonnina di mercurio è scesa anche di cinque o sei gradi sotto zero. “Per molte ore i danni alle produzioni, vanno dal 50 all’80%; mentre per l’ortofrutta i danni arrivano fino al 100%” dice il presidente della Cia Toscana Centro. Anche Cia Grosseto chiede lo stato di calamità naturale e l’esonero dai contributi previdenziali. Nel Pistoiese Coldiretti stima “la perdita di oltre la metà della produzione di uva, con punte del 90% per quanto riguarda i vitigni di sangiovese, che erano già germogliati”. Danni anche a alberi da frutto e piante ornamentali, come le photinie. “Le piante di pomodori e zucchini trapiantate da settimane si sono ‘afflosciate’ – spiega Coldiretti Pistoia -. Ad una primissima stima il 50% delle piante di pomodoro andranno perse, anche nel caso di quelle che erano in serra non riscaldata”. Nel Pisano a rischio le produzioni di fave, piselli, carciofi, zucchine, e c’è preoccupazione per la famosa ciliegia di Lari. Oltre a frutta e verdura a rischio le coltivazioni più precoci di mais.

In Veneto dopo ortaggi e colture in pieno campo, frutteti in fiore colpiti anche i vigneti del Prosecco, Chardonnay e Pinot in fase di germogliamento. E pure nel piacentino le viti, in particolare, non sono scampate alla morsa del gelo: si segnalano danni in zona Donceto e media Val Trebbia, in Val d’Arda e in particolare in Val Tidone. Qui i danni più consistenti si riscontrano sulle varietà precoci di Malvasia, Ortrugo e Chardonnay coltivate a fondo valle. Le uve bianche sono state più colpite perché più avanti nel germogliamento – sottolinea Coldiretti Piacenza – con la conseguenza che, al risveglio, diversi produttori di metà collina e fondovalle hanno trovato germogli appena aperti resi neri dal gelo. Particolarmente colpite le viti novelle, impiantate da poco, più sensibili agli attacchi del gelo.

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