Teleassistenza per il 70% dei pazienti con tumore solido avanzato o metastatico che seguono una terapia orale. E’ l’obiettivo di OncoHome, il progetto pilota sviluppato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) insieme all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano (HSR) e all’ASST di Cremona e col patrocinio di AIOM, Associazione Italiana Oncologi Medici, che porterà l’ospedale a casa dei malati che sono in terapia. Se i risultati di questa prima sperimentazione saranno positivi, sarà possibile ‘esportare’ il modello anche in altre regioni d’Italia. 

Conforto e cure a casa

L’emergenza Covid-19 ha fatto emergere l’importanza della telemedicina in tutti gli ambiti di cura ma ancor di più per le patologie croniche come è diventato nel corso degli ultimi anni anche il tumore. “Oggi è prioritario garantire ai pazienti oncologici le terapie necessarie, com’è sempre stato, ma al contempo, adottare tutte le misure indispensabili per proteggerli da Covid-19”, dichiara Marco Votta, presidente Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.  “OncoHome è la giusta strategia per portare l’ospedale a casa dei malati, garantendo tutta l’assistenza di cui necessitano attraverso le visite a domicilio, ma anche per offrire parole di conforto e una vicinanza fisica che, ora più che mai, sono fondamentali per chi vive una malattia oncologica”.

Sviluppare la medicina del territorio

OncoHome è un progetto apri-pista per una modalità assistenziale diversa da attuare sul territorio. “La crisi pandemica – sottolinea Filippo de Braud, Direttore del Dipartimento e della Divisione di Oncologia Medica ed Ematologia INT – ci ha spinto a cogliere l’opportunità di sviluppare l’oncologia del territorio di cui parlavamo già da tempo. ci siamo resi conto che far muovere un paziente per venire a prendere in ospedale soltanto delle pillole non era la soluzione migliore. Per questo abbiamo fatto ‘squadra’ per sviluppare il progetto”. L’obiettivo è di ridurre del 50% gli accessi in ospedale e di proteggere di conseguenza i pazienti oncologici dal rischio di infezione, fornendo loro lo stesso livello di cure che riceverebbero in ambito ospedaliero. “I dati che raccoglieremo – prosegue de Braud – ci permetteranno di valutare la possibilità di creare un network di assistenza a livello nazionale”.

Il progetto-pilota

OncoHome prevede al momento il coinvolgimento di 300 pazienti, assistiti dalle tre strutture ospedaliere: 100 sono seguiti da INT, 100 dall’Ospedale San Raffaele e 100 dall’Ospedale di Cremona. “L’analisi delle cartelle cliniche ci ha permesso di identificare i pazienti oncologici che possono essere seguiti in teleassistenza – circa i 2/3 del totale – e quelli invece che necessitano di controlli a domicilio”, aggiunge Giuseppe Procopio, responsabile Struttura Semplice Oncologia Medica Genito-urinaria INT. “Va chiarito però che non si tratta di assistenza domiciliare di malati terminali. La differenza è sostanziale. Nell’ambito del Progetto OncoHome i pazienti non ricevono cure palliative, ma vere e proprie terapie oncologiche”.

La consegna a domicilio dei farmaci

Il progetto prevede tre possibili sevizi: la teleassistenza con una tecnologia sviluppata ad hoc, la spedizione del farmaco e l’individuazione della necessità di una visita a domicilio. Quindi, c’è un filo diretto tra l’ospedale e il paziente a casa che evita di doversi spostare ma viene seguito dai medici a distanza.
I farmaci vengono preparati dalla Farmacia ospedaliera e inviati a domicilio nel caso dei pazienti seguiti in teleassistenza, oppure consegnati direttamente se è stata attivata l’assistenza domiciliare. “Il team è composto da un infermiere e da un medico oncologo che si recano a casa del paziente una volta alla settimana, separatamente”, spiega Valentina Guadalupi, oncologa Struttura Semplice Oncologia Medica Genito-urinaria INT. “Sono visite articolate, che prevedono l’esame obiettivo del paziente, la rilevazione dei parametri vitali, le eventuali medicazioni e se necessario, anche l’educazione del paziente e del familiare alla gestione degli effetti collaterali legati all’assunzione del farmaco. È stato inoltre attivato un numero dedicato, in caso di urgenze, oppure dubbi”. Il servizio non è a carico né del paziente, né del Sistema sanitario nazionale grazie a una campagna di raccolta fondi cui hanno contribuito numerose aziende e associazioni: Ipsen, Janssen Oncology, Roche, Pfizer, Amgen, Novartis Farma, Bayer e MEDeA. I contributi raccolti serviranno a sostenere le attività di assistenza e cura del progetto.

Deospedalizzazione e integrazione con il territorio

I tre Centri ospedalieri coinvolti nel Progetto prevedono l’applicazione della stessa modalità operativa e di gestione del percorso di cura e assistenza ai pazienti oncologici. “Il servizio medico-sanitario OncoHome permette di deospedalizzare l’assistenza e le cure oncologiche con un impatto psicologico positivo sul paziente, che si sente accudito e al sicuro a casa propria in un momento di forte difficoltà come quello che stiamo vivendo”, sottolineano gli specialisti dell’Irccs Ospedale San Raffaele, Stefano Cascinu, primario di Oncologia Medica, e Vanesa Gregorc, direttore del Programma Strategico di innovazione diagnostico-terapeutica oncologica. “Grazie al supporto della telemedicina, che consente di abbattere le distanze medico-paziente, si instaura un rapporto integrativo diretto tra il territorio ed i centri specializzati”.

La partecipazione del paziente

Oltre a sentirsi più al sicuro perché può evitare di spostarsi, il paziente è chiamato a partecipare attivamente: “Nell’ambito di questo Progetto pilota che sviluppiamo con INT e HSR – dichiara Rodolfo Passalacqua, direttore Unità Operativa di Oncologia, Asst Cremona – il paziente è parte attiva e ha il compito di compilare ciclicamente dei questionari che, attraverso domande che riguardano l’impatto sulla qualità di vita delle cure in corso, ci servono per capire meglio la reale tossicità dei farmaci”.

Un modello per il futuro

Questa prima sperimentazione sarà particolarmente preziosa per poter proseguire anche in altre città e dare il via ad un’oncologia del territorio ormai sempre più necessaria. “La gestione territoriale dei pazienti oncologici è una delle problematiche che più si renderanno importanti nel futuro, in considerazione del sempre maggior numero di pazienti che cronicizzano la malattia e che possono impiegare trattamenti oncologici orali o sottocute che, di per sé, non richiedono la necessità di una somministrazione ospedaliera” – dichiara Giordano Beretta, presidente nazionale Aiom e responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni Bergamo.  “Il progetto OncoHome rappresenta uno dei primi esempi di utilizzazione degli strumenti informatici e di una nuova modalità di somministrazione dei farmaci per il paziente oncologico per limitare il numero dei suoi accessi alle strutture ospedaliere. Si cerca così di creare una nuova realtà, l’oncologia territoriale, in cui il paziente mantiene il contatto con la struttura che lo ha in cura, anche attraverso l’accesso a domicilio del medico oncologo e dell’infermiere. Il livello di innovazione di tale progetto potrebbe, nel tempo, cambiare radicalmente la modalità di gestione dei pazienti oncologici, a tutto vantaggio di una maggiore sicurezza e di una riduzione degli spostamenti”. Sono già all’orizzonte altri progetti simili?  “C’è una forte disponibilità a sviluppare l’oncologia del territorio tant’è vero che abbiamo chiesto ad altre strutture della regione se fossero disponibili a impelmentare un progertto del genere e ben 18 oncologie della Lombardia hanno espresso la loro disponibilità”, afferma Passalacqua.

 

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