OMOSESSUALI ALLA RISCOSSA: ha così titolato Libero con tanto di “Ormai sono i protagonisti della scena” scritto in rosso e sottotitolo che sminuisce le aggressioni di stampo omotransofobo: “Ogni anno appena 35 segnalazioni di crimini o discorsi d’odio legati all’orientamento sessuale, per i progressisti tuttavia la violenza di genere è un’emergenza, così domina l’ideologia gender“. Non contenti hanno pure aggiunto un intervento di Giorgia Meloni in cui sostiene che il DDL Zan “alimenta la censura“.

Pura disinformazione.

Omosessuali alla riscossa, la replica di Cathy La Torre

Il titolo ovviamente è finito trend topic ed a rispondere è stata anche l’attivista Cathy La Torre che ha rivendicato quel “omosessuali alla riscossa” con un lungo e giustissimo post su Instagram.

Sì, ‘caro’ Libero, noi gay, lesbiche, bisessuali, trans, queer siamo alla riscossa.
Lo siamo per Danilo, la cui macchina, è stata ricoperta di sputi per un adesivo di due uomini che si tengono per mano.
Lo siamo per Andrea, di appena 19 anni che è stato adescato e ricoperto di botte dal branco.
Lo siamo per Thomas, 21enne preso a pietrate da alcuni suoi coetanei al grido di “fr*cio”.
Lo siamo per Aurora e Valentina che, il 24 marzo, mentre si baciavano in un parco, sono state avvicinate da un uomo che ha chiesto loro di non farlo mai più.
Lo siamo per Nicholas, allontanato da un parco di Asti: “Sei un travestito di merda, vattene di qui”.
Lo siamo per Jean Pierre e il suo ragazzo, insultati e aggrediti nella stazione Valle Aurelia di Roma perché colpevoli di essersi baciati.

Lo siamo per Malika e Gianpaolo, cacciati di casa perché lesbica e gay.
Lo siamo per tutte le persone LGBTQI+ il cui amore, in 67 Paesi di questo mondo, è ancora considerato un reato.
Lo siamo per tutti i ragazzi e tutte le ragazze che, in 6 Paesi del mondo, ancora oggi, rischiano di essere impiccati per ciò che sono e per chi amano.
Lo siamo per chi c’è stato prima di noi e ha combattuto per tutta la vita e per chi, ancora oggi, non ha la forza di denunciare.
Lo siamo per ogni “fr*cio”, “fin*cchio”, “checca, “ricchi*ne” e “travestito di merda” sputato sulle nostre vite.
Per ogni botta sul nostro corpo e nella nostra anima.
Lo siamo perché l’omotransfobia non è un diritto.
Per questo sì, siamo alla riscossa.
E lo rivendichiamo con orgoglio.

Ma quanto tempo libero deve avere una persona per passare le proprie giornate ad odiare la comunità LGBT+?

 



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