Presto si potrebbe introdurre il reato di omicidio sul lavoro in Italia, come dichiarato dal vice ministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, a seguito della tragica esplosione di un deposito Eni a Calenzano, in provincia di Firenze, che ha causato la morte di cinque operai e ferito altre 26 persone. Sisto ha specificato che la nuova fattispecie di reato includerebbe aggravanti per coloro che non rispettano gli obblighi fondamentali di prevenzione.
Durante la trasmissione Tagadà, Sisto ha annunciato che nei prossimi giorni sarà presentata una relazione contenente la proposta di introduzione del reato di omicidio sul lavoro. Questo reato sarà caratterizzato da misure punitive severe, ma avrà anche l’obiettivo di prevenire infortuni sul lavoro. Chi adotterà un modello organizzativo adeguato, in conformità con il decreto 231, potrà beneficiare di un trattamento premiale.
L’incidente di Calenzano è avvenuto lunedì 9 dicembre, quando un deposito di carburante della Eni è esploso intorno alle 10:10, e un incendio si è poi propagato agli stabilimenti vicini. Tra le vittime c’è Vincenzo Martinelli, 53 anni, entrato nel deposito solo pochi minuti prima dell’esplosione, e lascia due figlie. L’evento ha avuto conseguenze drammatiche, con cinque operai morti e 26 feriti, di cui due in gravi condizioni, scaraventati a diversi metri di distanza dall’esplosione.
In seguito a questa tragedia, sono stati indetti scioperi nei giorni 10 e 11 dicembre. Martedì 10, si è tenuto uno sciopero di due ore presso la raffineria Eni di Livorno. Mercoledì 11, un nuovo sciopero di quattro ore è stato organizzato dalle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil a Firenze, accompagnato da una manifestazione di protesta a Calenzano. I sindacati hanno denunciato una “guerra silenziosa” che persiste nel settore e che viene considerata solo dopo eventi drammatici come quello recente.
La proposta di reato di omicidio sul lavoro rappresenta quindi un passo importante nell’affrontare la questione della sicurezza lavorativa e nel fornire conseguenze più severe per chi non rispetta le norme di prevenzione.