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– L’economia globale continua a confrontarsi con le sfide dell’inflazione e le prospettive di bassa crescita“. E quanto afferma l’ultimo Economic Outlook dell’OCSE presentato oggi dal segretario generale Mathias Cormann e dall’a capo ecomomista Clare Lombardelli.

“La crescita del PIL è stata finora più forte del previsto nel 2023, ma ora si sta moderando a causa delle condizioni finanziarie più restrittive, della debole crescita del commercio e del calo della fiducia delle imprese e dei consumatori”, sottolinea l’OCSE che ha limato le stime di crescita mondiale dal 2,9% del 2023 al 2,7% nel 2024 ed al 3% nel 2025.

In particolare, per l’Italia, si attende una crescita modesta dello 0,7% nel 2024 e dell’1,2% nel 2025. Anche la Germania avrà una crescita modesta dello 0,6% il prossimo anno e dell’1,2% il successivo, mentre la Francia farà poco meglio nel 2024 +0,8% per attestarsi all’1,2% nel 2025.

Quanto all’inflazione si manterrà ancora sostenuta per tutto il prossimo anno. “In assenza di ulteriori forti shock sui prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia, l’OCSE prevede che l’inflazione complessiva ritorni su livelli coerenti con gli obiettivi delle banche centrali nella maggior parte delle principali economie entro la fine del 2025. L’inflazione annuale è attesa dall’OCSE al 5,2% nel 2024 ed al 3,8% nel 2025 dal 7% previsto nel 2023.

“I rischi per le prospettive a breve termine rimangono orientati al ribasso e includono l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche, ad esempio a causa dell’evoluzione del conflitto fra Hamas e Israele; e un impatto maggiore del previsto dell’inasprimento della politica monetaria“. “D’altra parte – nota l’Organizzazione che ha sede a Parigi – la crescita potrebbe essere più forte se le famiglie spendessero una quota maggiore dei risparmi accumulati durante la pandemia”.

“La politica monetaria deve restare restrittiva, perché ci sono chiari segnali che le pressioni sull’inflazione persistono e in molte economie l’indice generale di inflazione resta al di sopra del valore obiettivo delle banche centrali”, ha commentato il segretario generale Mathias Cormann, spiegando che “politiche restrittive non significa per forza aumento dei tassi” e chiarendo che non ci si attende un taglio dalla Fed prima della seconda metà del 2024.

La crescita del commercio si conferma debole. “Ciò è preoccupante data l’importanza del commercio per la produttività e lo sviluppo”, afferma l’Organizzazione, segnalando che i volumi degli scambi di merci sono diminuiti dell’1,5% nella prima metà dell’anno, mentre si stima che i volumi degli scambi di servizi siano aumentati del 6,4%, poiché la continua normalizzazione dei viaggi in Asia ha contribuito a rilanciare il turismo. “La debolezza del commercio – si nota -ò non è un fenomeno del tutto nuovo. Dopo la ripresa dalla pandemia, il commercio è diminuito rispetto al PIL, in particolare il commercio di merci”.

Quanto alle politiche fiscali, l’OCSE ritiene che debbano prevenire aumenti insostenibili del debito. “Il rapporto debito pubblico/Pil si colloca oggi a livelli elevati in una prospettiva storica – si sottolinea – ed i governi si trovano ad affrontare crescenti pressioni fiscali, derivanti da molteplici fonti, tra cui l’invecchiamento della popolazione e la necessità di affrontare il cambiamento climatico. Le proiezioni mostrano che, in assenza di un’azione governativa, il rapporto debito pubblico/PIL è destinato ad aumentare ancora fino a raggiungere livelli eccessivamente elevati”.

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