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mercoledì – 14 Gennaio 2026

Occupazione in Italia, Nord e Sud si avvicinano

Il tasso di occupazione dei laureati continua a crescere e il divario tra Nord e Mezzogiorno si riduce. Tra i 25-64enni con titolo terziario, l’occupazione raggiunge l’84,7%, con una distanza di 11 punti percentuali tra Nord e Sud. Il divario tra Nord e Sud è inferiore a quello registrato in precedenza.

La dinamica è favorevole anche per chi si affaccia da poco sul mercato del lavoro. Il tasso di occupazione dei neo diplomati tra i 20 e i 34 anni sale al 60,6%, con un aumento di 0,9 punti. Tra i neo laureati l’occupazione raggiunge il 77,3%, in crescita di 1,9 punti.

L’Italia continua a presentare ampie differenze nei livelli di istruzione. Solo il 22,3% della popolazione 25-64enne è laureato, contro il 36,1% nella media dell’Unione. La crescita di questa quota resta inferiore a quella europea.

Le donne sono mediamente più istruite degli uomini, ma sul mercato del lavoro il vantaggio educativo non si traduce in pari opportunità. Il tasso di occupazione femminile si ferma al 60,1%, venti punti sotto quello maschile. I divari restano molto marcati a tutti i livelli di istruzione.

Il “premio” occupazionale dell’istruzione resta evidente. Il tasso di occupazione complessivo dei 25-64enni è pari al 70,1%, ma sale all’84,7% tra i laureati. Il vantaggio della laurea è di 10,7 punti rispetto al diploma e di quasi 30 punti rispetto ai titoli più bassi.

La lettura per cittadinanza aggiunge un ulteriore elemento di complessità. Il tasso di occupazione degli stranieri con basso titolo di studio è più alto di quello degli italiani. La situazione si ribalta tra i laureati: l’occupazione degli stranieri con titolo terziario scende al 69%, mentre quella degli italiani aumenta all’85,7%.

La qualità dei rapporti di lavoro continua a risentire del livello di istruzione. Il 16,2% degli occupati tra i 25 e i 64 anni lavora a tempo parziale, con una quota molto bassa tra gli uomini e molto alta tra le donne.

L’abbandono scolastico precoce è in calo, ma non ancora pienamente allineato alle ambizioni europee. La quota di giovani 18-24enni con un titolo secondario inferiore che non sono più inseriti in percorsi di istruzione o formazione si attesta al 9,8%.

I NEET, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non sono inseriti in percorsi di istruzione o formazione, restano una delle principali criticità strutturali del sistema italiano. La loro quota scende al 15,2%, quasi un punto in meno rispetto al precedente, ma il dato resta ben superiore alla media europea.

La transizione scuola-lavoro rimane il vero terreno su cui si misura il ritardo italiano rispetto all’Europa. I tassi di occupazione dei neo diplomati e neo laureati si attestano rispettivamente al 76,2% e all’86,7% nella media Ue27, a fronte di livelli decisamente più bassi in Italia.

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