Il dottor Matteo Giorgi Pierfranceschi, direttore della Medicina Interna dell’Ospedale di Cremona, è il protagonista della rubrica ‘Il medico risponde’. Le principali novità terapeutiche per l’obesità riguardano i farmaci agonisti dei recettori ormonali che rallentano lo svuotamento gastrico, modulano la fame e migliorano la secrezione insulinica, come le incretine e gli analoghi del recettore GLP-1.
I nuovi criteri diagnostici introducono misurazioni aggiuntive, come la circonferenza vita, che riflette il grasso addominale correlato a complicanze cardiovascolari, metaboliche e infiammatorie.
Le principali complicanze cliniche dell’obesità sono il diabete, la dislipidemia e il rischio aumentato di eventi cardiovascolari maggiori come ictus e infarto.
Il disegno di legge che riconosce l’obesità come patologia cronica prevede percorsi dedicati all’interno del Servizio sanitario nazionale.
La semaglutide agisce su recettori distribuiti in varie aree dell’organismo, rallentando la motilità gastrica, riducendo il picco glicemico post-prandiale e aumentando la sazietà.
La tirzepatide è un agonista del GLP-1 e del GIP, due ormoni gastrointestinali che lavorano in sinergia, accentuando il rallentamento dello svuotamento gastrico, migliorando la secrezione insulinica e potenziando la sensazione di sazietà.
Questi farmaci incidono anche sulle complicanze, riducendo l’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori non solo nei pazienti diabetici, ma anche in quelli obesi non diabetici.
Le controindicazioni assolute sono la storia di pancreatite, la pancreatite in atto, la presenza di calcoli biliari e il carcinoma midollare della tiroide.
Il follow-up corretto comprende esami di laboratorio per monitorare i parametri glicometabolici e controlli clinici per individuare eventuali effetti collaterali, soprattutto gastrointestinali.
Alimentazione, attività fisica e stile di vita sono determinanti per la riuscita della terapia, servono uno stile di vita attivo, attività fisica aerobica e di resistenza e un ambiente non obesogeno.
La chirurgia bariatrica rientra nel continuum terapeutico dell’obesità e l’indicazione è un BMI superiore a 40, ovvero obesità grave con importanti conseguenze cardiovascolari, metaboliche, articolari e respiratorie.