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venerdì – 23 Gennaio 2026

Nuoto italiano Carlo D’Ambrosio

Carlos D’Ambrosio non è come gli altri atleti di successo. La sua storia è fatta di notti insonni e momenti in cui il nuoto sembrava impossibile. È un ragazzo con origini napoletane e cubane, cresciuto tra Valdagno e Verona, che ha collezionato medaglie e cadute con la stessa frequenza.

Negli ultimi anni, si è imposto come uno dei volti più promettenti dello stile libero italiano, diventando il più giovane a Parigi e vincendo l’argento mondiale a Singapore e il bronzo a Budapest. Tuttavia, dietro ai tempi e alle medaglie, c’è una voce che racconta un percorso tutt’altro che lineare. La pressione è una cosa che D’Ambrosio conosce bene e che dice di gestire con l’esperienza.

D’Ambrosio ha imparato presto che il talento non basta e che corpo e testa non sono sempre pronti all’alleanza quando gliela chiedi. Ha avuto un periodo in cui le gare lo consumavano e ha dovuto affrontare l’ansia e la paura di non essere all’altezza. È arrivato anche a pensare di lasciare il nuoto, ma poi ha deciso di fare “un’ultima gara” senza aspettative né ambizioni di riscatto immediato. E ha vinto una tappa di Coppa del Mondo, che è stata la svolta per lui.

D’Ambrosio parla spesso del cadere e dice di essere una persona che cade molto, ma che ormai non ha più paura. Non lo dice per posa, ma come una regola imparata a forza di sbatterci contro. La caduta come metodo. Oggi è un atleta di livello internazionale, ma conserva una cosa che gli adulti dello sport spesso lasciano a margine: fa un lavoro che è anche un gioco e non deve perderlo di vista.

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