«Non vogliamo una cattedrale nel deserto». Con questa motivazione i cittadini del quartiere Gallaratese del Municipio 8 a Milano stanno raccogliendo le firme per esprimere il loro malcontento nei confronti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e della decisione di Regione Lombardia di far sorgere una Casa di Comunità in via Betti, nell’ex asilo comunale abbandonato. Gli abitanti del Gallaratese, tra l’altro il quartiere più anziano d’Europa, che fanno parte del comitato Bonola, temono infatti che l’operazione si riveli un flop per due motivi: la mancanza di medici, già carenti sul territorio, e la presenza di amianto sul terreno dove dovrebbe sorgere la struttura.

Una interrogazione del Movimento 5 Stelle

A raccogliere il malcontento del comitato è stato il consigliere regionale Gregorio Mammì del Movimento 5 Stelle che ha incontrato i rappresentanti e depositato una interrogazione per l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Letizia Moratti.

Diversi i punti toccati nel documento che presumibilmente sarà discusso in consiglio regionale il prossimo martedì 5 luglio. «I cittadini riuniti in un comitato di zona hanno manifestato preoccupazione riguardo alla possibilità che la prevista Casa di Comunità venga costruita senza programmare tempestivamente l’effettiva entrata in servizio dei professionisti sanitari» si legge nel documento. Il consigliere pentastellato chiede inoltre a Regione Lombardia se «è avvenuta la bonifica dell’amianto nel terreno individuato per la costruzione della Casa di Comunità, se esiste un progetto sulla conformazione definitiva della stessa e se è stato fatto un piano coordinato per l’ultimazione dei lavori e l’entrata in servizio dei professionisti sanitari che saranno impiegati nella Casa di Comunità del Gallaratese».

La voce del comitato

A parlare a nome del comitato è la vicepresidente Maria Liliana Di Bello che esprime dubbi e perplessità di chi vive nel quartiere: «Non siamo contrari per principio alla Casa di Comunità – spiega – ma vorremmo avere alcune rassicurazioni su chi lavorerà all’interno, dal momento che già mancano i medici di base e il rischio di trovarsi tra qualche anno ad avere una scatola vuota alla mercé di senza fissa dimora è alto. Senza contare poi che l’asilo è chiuso da tempo per la presenza di amianto e non abbiamo ancora avuto riscontro su una effettiva bonifica dell’area oggi chiusa e ricoperta da erbacce».

Non si aspettano un passo indietro da Regione Lombardia, ma alcune precisazioni e la rassicurazione di avere un servizio efficiente in un territorio che conta una popolazione anziana e tanti cronici che necessitano di assistenza e un presidio ospedaliero funzionale. «Parlano di attivare un pronto soccorso ma non ci sono le condizioni, non si può attivare sotto le case – spiega Di Bello –. Capisco realizzare degli ambulatori per servire i tanti anziani presenti, ma una struttura di cinque piani con pronto soccorso annesso non è pensabile anche perché mancano i medici di base. Qui la situazione è un disastro. Per trovare un professionista disponibile per mia mamma ho impiegato due mesi ed io ho dovuto appoggiarmi ad un medico di un altro quartiere», chiosa la vicepresidente.

 



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