A nord del Circolo Polare Artico, un’isola norvegese remota, un tempo considerata dimenticata, ha trovato nuova vita grazie a un’industria inaspettata.
Sull’isola di Myken, la cui superficie misura appena 400 metri di larghezza e 2 chilometri di lunghezza, un gruppo di residenti ha intrapreso la produzione di whisky. Questa iniziativa è nata da una discussione tra alcuni abitanti che, dopo aver chiesto “Perché non facciamo whisky qui?”, hanno deciso di trasformare l’idea in realtà. Myken ospita anche una distilleria, la più isolata del mondo, che ha suscitato l’interesse per i suoi spiriti.
Nel passato, l’isola era un centro di attività di pesca, ma ha subito gravi perdite, tra cui un naufragio e la distruzione di una fabbrica di lavorazione del pesce, che hanno portato a un drastico calo della popolazione. Negli anni 2000, solo pochi pensionati vi vivevano, fino all’arrivo di Roar Larsen e sua moglie Trude Tokle, che sono stati catturati dalla bellezza dell’isola e hanno deciso di rimanere per sostenere la comunità.
Circa dieci isole, tra cui persone provenienti da diverse professioni, hanno unito le forze per acquistare una fabbrica di pesce abbandonata e avviare la distilleria. Dopo un periodo di sperimentazione con la produzione di gin, nel momento in cui il whisky è stato pronto, hanno trovato un distributore impaziente di sostenere il progetto.
Da allora, Myken ha vissuto un rinascimento. La distilleria ha creato nuovi posti di lavoro e ha incentivato il turismo, portando a un aumento delle strutture ricettive e visitatori. Oggi, la comunità si è riunita nella ‘cattedrale di whisky’, un luogo che simboleggia la resilienza e la speranza per il futuro dell’isola.