Alla vigilia dei due anniversari di Enrico Caruso – l’anno prossimo si celebrerà il centenario della sua morte e nel 2023 i 150 anni dalla nascita – un’inchiesta del giornalista Michele Bovi pubblicata dal web magazine CoolMag illustra come il ‘tenore dei tenori’ sia stato l’artista più sfruttato da Cosa Nostra in materia di plagi. Fin dall’inizio del secolo scorso Caruso, famosissimo negli Stati Uniti, fu vittima prima di un tentativo di estorsione da parte della Mano Nera – l’organizzazione criminale italo-americano all’origine di Cosa Nostra – e poi di tutta una serie di contraffazioni delle canzoni da lui rese celebri. Gli immigrati italiani avevano bisogno delle loro canzoni e Cosa Nostra s’impossessò del magnifico repertorio napoletano, creò le proprie case editrici che ricompilavano i bollettini dei brani resi celebri nelle Americhe dai dischi di Caruso, accreditando spesso nuovi autori legati all’organizzazione criminale: in questo modo i profitti delle incisioni e delle esecuzioni pubbliche restavano alla mafia americana con poche briciole o senza alcun riconoscimento per i compositori originari.

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