Il Presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, ha risposto alla diffida inviata dalla LAV, che chiede di bloccare il piano straordinario per il contenimento della fauna selvatica. La LAV sostiene che il piano non risponde al dettato della norma nazionale, che impone criteri specifici e precisi per poter attivare azioni che prevedono l’uccisione di animali selvatici.
Il piano regionale non fissa il numero massimo di animali che possono essere uccisi, non stabilisce i periodi nei quali possono essere uccisi e non contiene una relazione che giustifichi le uccisioni. Inoltre, manca il parere di ISPRA, l’istituto nazionale che deve sempre essere interpellato quando le amministrazioni regionali vogliono attivare piani di contenimento faunistico.
Il piano potrebbe comportare ricadute devastanti sugli animali, tra cui cinghiali, daino, cervo, capriolo, nutria, coniglio selvatico, minilepre, istrice e tasso, volpe, colombo di città, tortora dal collare orientale, cornacchia grigia e gazza, cormorano, storno, parrocchetto dal collare. La LAV sottolinea che uccidere animali selvatici in violazione delle disposizioni nazionali poste a loro tutela rappresenta una grave violazione del diritto e dell’art. 9 della Costituzione.
La LAV è pronta a portare il caso alla Corte dei conti se anche solo un animale dovesse essere ucciso ai sensi del piano regionale. Uccidere animali selvatici illegalmente comporta un depauperamento del patrimonio indisponibile dello Stato costituito dalla fauna selvatica. La LAV confida che il Presidente Roberti non voglia violare le norme che lo Stato ha disposto a tutela degli animali selvatici e che dia indicazioni ai suoi uffici perché il piano sia cancellato subito, incentivando i metodi non cruenti per favorire la convivenza pacifica con gli animali selvatici.