COLITE, intestino irritabile, malattie infiammatorie del colon, tutte patologie alle quali tante persone immaginano di doversi rassegnare. Eppure sono spesso molto dolorose e invalidanti. Oggi però c’è un’arma in più per comprendere l’origine di tante coliti: la ‘tipizzazione del microbiota’. La tecnica viene utilizzata per scoprire, con un semplice campione di feci, quali e quanti batteri siano presenti nella nostra flora intestinale. Se prevalgono i microrganismi nocivi, rispetto ai batteri buoni, si  è davanti a una disbiosi, ossia un’alterazione della flora batterica. Il paziente che ne soffre può essere soggetto a una serie di sintomi non sempre facili da individuare.

Per questo la Fondazione Poliambulanza, a Brescia, ha inaugurato presso l’Unità operativa di Gastroenterologia, diretta dal professor Cristiano Spada, un percorso dedicato al microbiota intestinale, in collaborazione con la start up italiana MyMicrobiota, fondata dal professor Francesco Di Pierro, dottore in Immunologia.

Il microbiota

Il microbiota intestinale è un insieme di microbi che colonizzano il nostro intestino e con cui viviamo in simbiosi. Ogni individuo ne possiede un nucleo nativo, che si stabilizza nei primi anni e mantiene nel tempo, salvo determinate modificazioni. È importante perché una sua alterazione può portare a diverse malattie, tra cui infezioni gastrointestinali, intestino irritabile, cancro del colo-retto, obesità, sindrome metabolica, malattie epatiche, neurologiche, allergie.

Perché un ambulatorio specifico

Le sintomatologie sono diverse e le diagnosi non sempre semplici. Senza contare poi che oggi, grazie anche alle mode, c’è una gran confusione sulle intolleranze alimentari e le persone seguono terapie non validate scientificamente per risolvere i problemi. “Alcuni test, come quello della disbiosi intestinale – afferma il professor Cristiano Spada – consente di capire se sussista una condizione di disequilibro ma non indaga la causa”. E se non si conosce a fondo la natura del problema è difficile dare una cura mirata.

Nel nuovo ambulatorio del reparto di Gastroenterologia della Fondazione Poliambulanza viene eseguita la tipizzazione genetica del microbiota attraverso cui è possibile individuare i batteri presenti nell’intestino ma anche i rapporti di forza che sussistono e in quali percentuali.

La cura

La lettura del referto viene effettuata in un contesto multidisciplinare, con il gastroenterologo e la consulenza del professor Di Pierro per un’anamnesi approfondita. “Se il microbiota ci conferma la presenza di uno squilibrio, noi andiamo a correggerlo stabilendo una terapia mirata”, prosegue il professor Spada.  “La valutazione complessiva è fondamentale perché indica la strada da seguire, che può portare a un regime alimentare specifico, a terapie farmacologiche o all’assunzione di probiotici”. Ma anche la somministrazione di questi ultimi non è lasciata al caso: “Molto spesso si acquista una scatola di probiotici seguendo il nome più conosciuto o il consiglio del farmacista – conclude – Il microbiota invece ci suggerisce il probiotico specifico, quello con le caratteristiche utili al nostro caso”.

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