“Non siamo mai stati nemici, venivamo da esperienze, famiglie, paesi, passioni diverse. In campo Maradona è stato magico e magnifico. La nostra educazione, la nostra crescita è andata per strade che non si incrociavano. Lui veniva dall’Argentina dove il pallone è antico, ancestrale, viscerale, un modo di vivere del popolo. Prende la testa, il cuore, i polmoni. Lì il calcio è primordiale, è un graffito delle caverne, è un tatuaggio sulla pelle. Si fa vedere e sentire. Un’identità forte, un sentimento nazionale, è come la tua mamma. Io sono nato in Francia, dove la gente se ne fregava del pallone, e non credeva che quello del calciatore potesse essere un lavoro. Quand’è che mi sarei dedicato ad una cosa più seria?”. Michel Platini ricorda Maradona, morto ieri a 60 anni, in un’intervista a Repubblica, nella quale emerge inevitabilmente il confronto fra il campione argentino e il fuoriclasse francese.

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