A 30 anni dall’istituzione del sistema di emergenza urgenza i conti non tornano: manca il 40% dei 18.000 medici necessari per garantire i servizi del Pronto Soccorso in Italia, il carico di lavoro è massacrante e sempre più spesso si verificano episodi di violenza contro gli operatori sanitari. A lanciare il grido di allarme è la Fimeuc (Federazione italiana medicina di emergenza, urgenza e catastrofi) che da mesi si batte affinché venga dato seguito ad una riforma da più parti auspicata.

Tutta colpa della pandemia?

«Pensare che solo il Covid abbia dilaniato il sistema sarebbe sbagliato – ammette Alessandro Caminiti medico del 118 di Roma e presidente protempore di Fimeuc -. In realtà i segnali di un malessere erano già presenti prima della pandemia. Possiamo dire che il virus ha messo in luce un sistema fallato, caratterizzato da una fuga continua di camici bianchi, da una scarsa attitudine dei giovani a scegliere questa specializzazione che è completamente assorbente, meno retribuita di altre e con rischi superiori». È un fiume in piena il presidente di Fimeuc che da mesi gira l’Italia per accendere i riflettori dell’opinione pubblica e della politica sulla necessità di una riorganizzazione dell’emergenza urgenza. Le risposte non sono mancate, e in ogni città Fimeuc raccoglie consensi tra gli operatori di settore, istituzioni e politica, eppure il tema è ancora aperto.

«Serve un servizio omogeneo sul territorio e superare la doppia figura del medico convenzionato e dipendente»

Accrescere la cultura della medicina di emergenza urgenza e rendere più omogenea la figura del medico specialista su tutto il territorio nazionale è lo scopo primario della riforma per il riordino del sistema che è stata presentata alla Camera dagli onorevoli Stefano Mugnai (FI), Fabiola Bologna (Coraggio Italia) e Marco Marin (FI). «Cerchiamo di superare la doppia figura del medico dipendente e convenzionato, perché di fatto non funziona, i medici convenzionati tendono ad abbandonare questo settore e i medici dipendenti fuggono sempre più spesso. Ci sono anche altri aspetti da non dimenticare – aggiunge poi Caminiti -: il ruolo degli infermieri nel sistema, soprattutto in quello pre-ospedaliero e ospedaliero, che non devono essere in subordine, ma parte di una squadra di soccorso in cui tutti sono indispensabili, così come la figura dei soccorritori, personale laico di supporto per il 118, la proposta di legge tocca anche questo aspetto senza dimenticare il terzo settore con le associazioni di volontariato».

Politica unita in questa battaglia

Gli attori sembrano allineati, la proposta di una riforma c’è, eppure i tempi non sono ancora maturi: «A differenza di quanto si possa pensare – puntualizza il Presidente FIMEUC – in questa circostanza esiste una trasversalità politica che lascia ben sperare. Il nostro obiettivo è cercare di far convergere su un disegno comune, su un riordino condiviso tutti gli attori del sistema, i politici, le società scientifiche e le associazioni di volontariato perché tutti siamo allineati sul principio di migliorare la qualità del sistema apportando un cambiamento significativo nelle condizioni di medici, infermieri, tecnici del soccorso e volontari. Esistono però ancora delle differenze da superare e noi come Federazione ci siamo posti l’obiettivo di mettere allo stesso tavolo tutte le parti: le società scientifiche, i sindacati, la politica per arrivare ad una soluzione comune».

 

 

 



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