E’ la prima intercettazione in cui si parla nel dettaglio del “ documento di rischio” sul ponte Morandi. Quel catalogo che già nel 2013 conteneva l’eventualità di un “ crollo”, trovato dalla Guardia di Finanza di Genova nel registro elettronico di Atlantia. “ Un rischio soltanto ipotetico”, ha sempre risposto la controllante di Aspi. Ma un foglio che, in ogni caso, metteva in conto la possibilità di una tragedia, legandola di fatto a necessari controlli. Ebbene la genesi del documento è cristallizzata in una surreale telefonata fatta da un dirigente – non indagato – che fino al 2016 è stato a capo dell’ufficio rischio di Aspi, e che si è dovuto occupare dell’estensione materiale del catalogo di rischio.

Il dirigente si chiama Roberto Salvi e il 28 marzo 2019 telefona a un proprio familiare. Sfogandosi, racconta che «non ero manco mai andato a Genova… a vedere questo ponte… quando mi han detto… fai un’analisi sui rischi catastrofali…».
Il prosieguo della telefonata sembra essere una macigno sul modus operandi di Aspi prima della tragedia: « Ho detto ok… chia… ma lì mi son posto il problema… quali possono essere eh… non lo so… per esempio potrebbe essere quello della caduta di un aereo sull’autostrada… che scavando scoppia una conduttura e tutti i lavoratori muoiono eh… magari un ponte».
Insomma il dirigente non può far altro che chiedere a un tecnico e, dice sempre al familiare, «allora vado da quello che si occupa dei ponti: ma secondo te, c’è qualche ponte… potrebbe esserci una catastrofe?».
E cosa risponde a Salvi “ quello che si occupa di ponti”? Indica il Morandi e dice che «l’unica catastrofe è questo qua… guarda, mi apre il computer, mi fa vedere… vedi questo qua… passa sopra a questo… sopra la ferrovia, sopra i palazzi e ti rendi conto da solo che se cadesse qualcosa… e beh, allora questo lo posso mettere come controlli ( inc. le)… cioè è nata così».

Insomma come riassumono gli investigatori in capo all’intercettazione depositata in Procura, il documento di rischio sul ponte Morandi è stato partorito proprio così. Salvi “afferma che lui a Genova a vedere il ponte non ci è mai stato, gli venne detto di fare una analisi di rischio catastrofali, il ponte è stato messo in quella voce catastrofi in quanto passava sopra la ferrovie e dei palazzi e quindi ipoteticamente era pericoloso, per quanto riguarda poi quella dicitura è stata poi riportata nell’arco degli anni”.

Il dirigente intercettato tocca anche il tema delle responsabilità dei suoi superiori, del management di Atlantia, «questi potevano fare le verifiche, perché non le hanno fatte!? Perché non hanno scelto quel tema nel piano di audit? Diranno perché ho avuto altre priorità… perfetto! Chi te le ha date le altre priorità!».
Infine si parla dei controlli sul viadotto. I quali, in base a quanto racconta al familiare, era convinto fossero stati portati avanti dalla concessionaria. E’ il maresciallo della Finanza che ha sequestrato i documenti dal suo ufficio a dirgli come in realtà quelle ispezioni non esistevano proprio: «Se tu mi dici ci sono dei sensori eh… servo inclinometri che vanno a misurare inter… real time… eventuali vibrazioni oltre certe fasce di… di pericolo… e segnalano alla Direzione di Tronco queste vibrazioni… quindi… qui… mi ha detto il maresciallo… ma lo sa che questo qua non… non esisteva? Ah… e non lo sapevo! E lei senza questo darebbe la stessa valutazione? Eh certo che darei una valutazione diversa… eh… se, se me lo dici… ma lo so adesso! Chi se ne poteva accorgere… chi andava a fà le verifiche! Io non… non avevo il compito di verifiche sul campo…».

 

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