La vicenda del cooperante italiano Mario Paciolla, trovato morto nella sua abitazione in Colombia il 15 luglio, è piena di “fatti non comprensibili” ed è “molto difficile credere alla versione del suicidio”, perciò “le Nazioni Unite devono collaborare per arrivare alla verità”. Così la viceministra degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Marina Sereni, intervistata a margine di un incontro sul sudamerica organizzato oggi a Roma dal Centro studi di politica internazionale (cespi).
Il cooperante, che era nato a Napoli e aveva 33 anni, lavorava come osservatore sul campo della missione di verifica degli accordi di pace del 2016 delle Nazioni Unite. Al momento della morte, è stato trovato impiccato con segni di tagli sui polsi, risiedeva a san Vicente del cagußn, nel dipartimento meridionale di Caqueta. Da giorni diceva ad amici a parenti di voler partire, di avere paura per la sua vita. Poi il ritrovamento del suo corpo, a poche ore dal previsto ritorno in patria, dove sono stati trovati segni che fanno pensare ad una messa in scena, a simulare un gesto volontario. La casa poi è stata lavata con candeggina poche ore prima che la polizia scientifica finisse di fare i rilievi. “Mario è stato suicidato” hanno detto più volte i genitori non credendo in alcun modo alla versione ufficiale.
Una recente inchiesta del quotidiano locale El Espectador ipotizza che la morte di Paciolla possa essere legata a una fuga di informazioni sensibili che vedrebbe coinvolti dirigenti della missione onu.Il quotidiano colombiano rivela infatti  che il giovane cooperante napoletano aveva indagato su un bombardamento compiuto dai militari contro un villaggio di dissidenti Farc
 



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