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martedì – 20 Gennaio 2026

La democrazia in crisi in Europa

C’è un’idea che circola sempre più spesso nei luoghi dove si forma il potere reale: la democrazia non funziona più. Curtis Yarvin, blogger e teorico neo-reazionario, sostiene che l’esperimento democratico sia stato un fallimento storico e che la soluzione sia archiviare la democrazia e restaurare una forma di monarchia tecnocratica, guidata da pochi competenti e liberata dall’ossessione dell’uguaglianza.

Yarvin sostiene che lo Stato debba funzionare come una startup e i cittadini come utenti, dove chi non produce valore deve essere isolato, neutralizzato e reso irrilevante. Le sue idee circolano negli ambienti dell’ultradestra tecnologica americana e hanno trovato attenzione anche nella cerchia ristretta di Donald Trump.

Tuttavia, il problema non riguarda solo gli Stati Uniti. Yarvin parte da una diagnosi che molti, anche in Europa, riconoscono: istituzioni lente, decisioni paralizzate, classi dirigenti autoreferenziali, distanza crescente tra cittadini e potere. La democrazia appare inefficace, svuotata, incapace di incidere sulla vita reale.

In Europa, questa percezione è amplificata da un dato strutturale: la politica decide sempre meno, mentre la governance tecnica decide sempre di più. Tutto ciò ha portato a un salto brutale: se la democrazia non funziona, va eliminata. Al suo posto, comando, efficienza, gerarchia. L’uguaglianza come errore morale. Il conflitto come rumore di fondo.

Molte democrazie europee si stanno già muovendo in questa direzione, senza dichiararlo. Stati d’emergenza permanenti, compressione del dibattito parlamentare, governi che legiferano per decreti, controllo dell’informazione, criminalizzazione del dissenso. Tutto, sempre, per necessità.

In Italia, la democrazia non viene abolita, ma svuotata. Il Parlamento è marginalizzato, i partiti sono macchine elettorali senza vita interna, la partecipazione è ridotta a voto intermittente. Il linguaggio politico è sostituito da quello dell’amministrazione e della sicurezza.

Yarvin non propone nulla che non sia già culturalmente preparato. La sua idea è che concentrare il comando renda una società più forte, ma è falso. Una società è potente quando aumenta la capacità di vivere dei suoi membri, quando moltiplica possibilità, non quando le riduce.

L’Illuminismo nero di Yarvin sostituisce l’élite politica con quella tecnologica, elimina il controllo democratico e lo chiama competenza, abolisce il conflitto e lo chiama razionalità. una visione perfettamente compatibile con un’Europa che accetta disuguaglianze strutturali come dati tecnici e non come problemi politici.

Curtis Yarvin va preso sul serio non perché abbia ragione, ma perché intercetta una deriva già in atto. Le sue idee attecchiscono perché parlano a società stanche, disilluse, impoverite simbolicamente. A cittadini che non si sentono più tali. A democrazie ridotte a procedure senza anima. Quando la politica non aumenta la potenza di vivere, qualcuno propone il comando come soluzione. E il comando, quando arriva, non chiede consenso: lo sostituisce.

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