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Nella prima metà del Duecento, il paese più importante dell’intera Europa era il regno di Sicilia, da cui governava l’allora imperatore del Sacro Romano Impero Federico II, capace di oscurare con le sue qualità qualsiasi altro regnante presente nel Mediterraneo.

La sua figura storica è stata spesso mal interpretata dagli storici dell’epoca e dai sostenitori della Chiesa, che spesso hanno frainteso o ostacolato le sue scelte politiche, preferendo di gran lunga soffermarsi nel descrivere i sui suoi difetti rispetto le sue qualità di leader politico.

Tutti gli storici sono però d’accordo nell’attribuire a Federico II un record che nessun’altro imperatore può vantare nel suo curriculum, ovvero quello di aver organizzato una crociata pacifica che ha permesso ai cristiani di godere notevoli vantaggi in Terra Santa, sia dal punto di vista territoriale che economico.

A differenza infatti di tutte le altre crociate che si sono susseguite nel corso del Medioevo, la Sesta crociata organizzata da Federico II fu l’unica in cui non si combatté, ma in cui anzi si cercò di venire a patti con i sultani mussulmani e di stipulare dei trattati di pace.

Convinto che la migliore soluzione per le crociate fra “infedeli” e cristiani potesse arrivare solo con la diplomazia, Federico II decise infatti di partire da Brindisi il 28 giugno del 1228, con una flotta che conteneva solo un piccolo esercito, il cui scopo non era assediare città o uccidere generali nemici, ma solo proteggere la vita dell’imperatore.

Giunto a Gerusalemme nel 1229, ricevette la corona di Re della città (che d’altronde già possedeva de facto), poco dopo aver stipulato un patto – la famosa pace di Giaffa – con Al-Malik al-Kāmil, nipote di Saladino e sultano ayyubide.

Questo patto prevedeva che i cristiani europei potessero tornare tranquillamente a visitare tutte le principali città del Medio Oriente e che alcune città (Betlemme e Nazaret fra tutte, ma anche Lidda, Sidone e Toron) passassero nuovamente sotto il controllo occidentale, con la promessa di permettere ai mussulmani e agli ebrei di celebrare le loro feste religiose.

Per quanto oggi questi risultati verrebbero considerati straordinari, in considerazione dei conflitti precedenti e dell’astio costante fra gli appartenenti delle tre principali religioni monoteiste, tuttavia all’epoca il papato non sembrò per nulla apprezzare i risultati raggiunti dall’imperatore, che era stato già scomunicato nel 1227 per aver ritardato più volte la partenza in Terra Santa.

Di ritorno in Sicilia, Federico dovette infatti difendersi dall’accusa di essere venuto a patti con il nemico e venne a sua volta indicato come obiettivo di una crociata punitiva, che coinvolse tutta l’Italia e gran parte dei nobili tedeschi, avversi all’imperatore.

La crociata contro Federico II (e indirettamente al Regno di Sicilia) viene anche ricordata dagli storici come guerra delle chiavi ed ebbe tra i principali sostenitori l’ex suocero dell’imperatore, Giovanni di Brienne, che aveva appena perso sua figlia e la possibilità di venire considerato il legittimo erede dell’antico Regno cristiano di Gerusalemme.

La fine di questa crociata nei confronti di un regno cattolico si concluse con la sconfitta delle truppe papali e la ritirata di tutti gli eserciti tedeschi, giunti in sud Italia per battere Federico. Da quel momento in poi, il Regno di Sicilia avrebbe gestito indisturbato l’intera penisola, fino alla morte di Federico, ad esclusione di alcune regioni controllate formalmente dal Vaticano.

Per quanto riguarda la Terra Santa, con l’approssimarsi della morte di Federico II (avvenuta nel 1250), il patto di non belligeranza fra regni occidentali e mussulmani venne meno e nuove realtà politiche, tra cui il regno di Francia, in costante ascesa, cercarono di conquistare Gerusalemme a partire dal 1248, con la Settima crociata.

Nelle successive contese fra cristiani e mussulmani, entrambi gli eserciti cominciarono a usare nuove tipologie di armi, come rudimentali bombe a mano, che venivano usati principalmente per dilaniare il corpo dei nemici in avvicinamento, ma il risultato fu il medesimo dei conflitti precedenti: un grande massacro in cui entrambi i popoli soffrirono atrocemente gli effetti della guerra.



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