Kaya Jones è stata una delle prime Pussycat Dolls, ma di quel periodo non ha un bel ricordo.

Con le Pussycat Dolls abbiamo venduto oltre 50 milioni di singoli in tutto il mondo e 30 milioni di album, ho pure vinto un Grammy, ma niente di ciò mi ridarà indietro i miei bambini“. L’allusione è ai tre aborti che ha affrontato nel corso degli anni.

“Con le Pussycat Dolls mi sono sentita come se fossi schiava del mio sogno. Non avevo accesso a pensieri personali, spazio, scelte e decisioni. Ero una merce di proprietà. Quello che mangiavo lo sceglievano per me e dove vivevo era deciso per me. Non potevo avere neanche un figlio, un punto di controllo che alla fine uno arriva a chiedersi ‘ma io chi sono?’.

Kaya Jones ha poi continuato:

“La bassa autostima porta alla promiscuità che ti porta ad abortire, anche se è un’esperienza che non avresti mai voluto sperimentare perché dolorosa oltremisura. Non ho mai superato i miei aborti, me li porto dentro e me li porterò dentro per tutta la vita”.

La cantante è stata costretta ad abortire tre volte: la prima durante il periodo delle Pussycat Dolls (“mi avevano chiesto di sbarazzarmene“); la seconda a trent’anni dopo essere stata aggredita da un uomo di cui si fidava; la terza interruzione di gravidanza, invece, è avvenuta in maniera spontanea in seguito a delle complicanze mediche.

Ovviamente le dichiarazioni della Jones ora sono strumentalizzate da quella destra che vorrebbe rendere l’aborto illegale, ma le sue tre esperienze sono diversissime fra loro. Il fatto che se ne sia pentita è una cosa soggettiva e personale.





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