Sono passati sei mesi dalla morte di Mario Paciolla. E l’inchiesta della procura di Roma è a un bivio: i medici legali hanno consegnato nelle scorse settimane l’esito dell’autopsia che, seppur senza dare ancora una risposta definitiva, mette insieme una serie di elementi che accreditano la tesi dell’omicidio. L’ultima parola arriverà nelle prossime settimane, quando sul tavolo dei pm, coordinati dal procuratore aggiunto Lucia Lotti, e dei carabinieri del Ros che stanno seguendo le indagini, arriveranno gli ultimi esami di laboratorio e ulteriori riscontri. In modo da poter tirare una linea definitiva su quanto accaduto a Mario.

Il ragazzo, 33 anni, collaboratore della missione Onu in Colombia, è stato trovato morto nella sua casa di San Vicente del Caguan, lo scorso 15 luglio. Aveva detto ai genitori di avere paura e di voler tornare al più presto in Italia: il giorno prima di morire aveva acquistato un biglietto di ritorno. Sono stati i collaboratori dell’Onu che avrebbero dovuto accompagnarlo in aeroporto a trovarlo morto, impiccato con un lenzuolo. Bollando così la vicenda come un suicidio. In realtà, come apparso chiaro anche alle autorità colombiane che stanno offrendo la massima collaborazione, ci sono diversi elementi che non tornano: il sangue presente in casa, le modalità dell’impiccagione, l’inquinamento della scena del delitto per mano dell’addetto alla sicurezza dell’Onu, che provvederà poi a buttare alcuni oggetti cruciali per ricostruire la verità.

“Noi ci aspettiamo la verità, siamo sicuri che Mario non si è suicidato –  dicono i genitori di Mario, Giuseppe e Anna, assistiti dagli avvocati Alessandra Ballerini e Emanuela Motta. “In questi sei mesi – spiegano a Repubblica – non ci siamo sentiti mai soli, abbiamo avuto la vicinanza e il contributo di solidarietà da moltissime persone venute da ogni parte del mondo per parlarci di Mario, della sua testimonianza di uomo onesto e leale, della sua arguzia e intelligenza, del suo essere minuzioso e scrupoloso nel suo lavoro, del suo essere avanti”. “Il suo sogno – continuano – era girare il mondo, conoscere e capire la gente che incontrava raccogliendo materiale per poter poi scrivere e raccontare ciò che lui aveva visto e vissuto. E quello stava facendo”.

“Mario ci ha sempre parlato della sua passione per lo scrivere. Era un ragazzo di altri tempi, non era tecnologico, con la mania di scrivere a mano tutto. Abbiamo trovato numerosi articoli, alcuni taccuini dove descrive le sue esperienze vissute viaggiando. Era minuzioso Mario, descriveva i volti, gli occhi, i sorrisi delle persone che incontrava”.

 
 
 
 
 
 

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